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AC Nazionale

Il Dio che è nel mio cuore…

Graffiti Blog - Gio, 17/05/2012 - 23:58

 

 

“… Ma che razza di Dio c’è nel mio cuore, che lo sento quando viene, che lo aspetto non so come, che non mi lascia mai, non mi perde mai e non lo perdo mai.” Questa frase è presente nel testo della canzone ”Ma che razza di Dio c’è nel cielo” di Roberto Vecchioni nella quale è affrontato il tema di Dio con l’occhio critico non di un ateo, ma di uno che cerca le risposte alle domande fondamentali dell’esistenza. Si può comprendere, anche in questa citazione, che Dio è presente in ognuno di noi, ci conforta quando abbiamo bisogno, ci ascolta sempre e anche quando commettiamo peccati non ci abbandona mai e ci ama ugualmente. Questa vicinanza tra l’uomo e Dio è messa in evidenza nel Vangelo secondo Giovanni (15,1-8) che spiega come noi discepoli siamo tralci uniti alla vite, che è il Signore, senza l’amore del quale non saremo capaci di dare frutto e la nostra essenza si appassirebbe.

Nella vita occorre avere coraggio: il coraggio di essere “tralci” rigogliosi cioè non aver timore di cercare Dio perché solo così lo si può trovare e sentire nella propria anima. Per riuscire a fare ciò bisogna saperlo riconoscere quotidianamente nel prossimo compiendo nuove esperienze che possono arricchire la propria spiritualità e far crescere la propria persona.

Dio ci comanda: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Infatti, solo con l’amore e con il desiderio di aiutare gli altri ci si può avvicinare a Dio che diventa nostro compagno di viaggio e confidente nel corso della nostra vita.

Con la guida del suo amore e con la protezione delle sue braccia non avremo più paura e saremo sempre al suo fianco dove Lui ci vuole!

Lucia Albertoni, Claudia Parisotto

Diocesi di Vicenza

 

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Campionato: un bilancio…

Graffiti Blog - Mer, 16/05/2012 - 08:51

Ecco il triplice fischio, è finito!

Tra emozioni, rimpianti, sorprese e un velo di tristezza, il campionato di serie A è terminato.
Torino è in festa; dopo sei anni di polemiche e di sofferenze, la vecchia signora è di nuovo campione d’Italia. In seguito ad un torneo che li ha visti imbattuti dalla prima giornata, i giocatori della Juventus festeggiano insieme ai loro tifosi per le strade della città, dando sfogo alla propria gioia di aver trionfato contro ogni pronostico. Ma nella gioia spicca la tristezza sul volto di un uomo simbolo di questa Juve, il capitano, Alex Del Piero. Dopo diciannove anni di Juve e dopo i tantissimi trofei, con quei colori, lascia il campionato italiano! Emozionante il suo saluto ai suoi tifosi, in lacrime, durante l’ultima partita di campionato, ma anche la sua ultima con la maglia numero 10 bianconera nel suo stadio.
Come lui anche alcune bandiere milaniste hanno deciso di lasciare: Gattuso, Inzaghi, Nesta, Zambrotta. Insomma finisce un ciclo, finisce un epoca di grandi campioni in campo e fuori che ci hanno regalato grandissime emozioni.
Ma non è solo Torino a festeggiare. Piccola tra le grandi, l’Udinese centra il terzo posto e di conseguenza l’Europa che conta. La determinazione e la voglia degli uomini di Guidolin hanno ripagato i tantissimi tifosi di questa bellissima squadra.

 

 

Ed ora tutti concentrati verso l’europeo, confidando ancora che le soddisfazioni della nostra nazionale coprano quella piaga che ancora affligge il nostro calcio: calcioscommesse. Speriamo che l’esempio di questi giocatori, citati prima, possa far sì che le nuove generazioni di calciatori facciano rifiorire quello che una volta era il campionato più bello del mondo!

 

Enrico Martire

Vice presidente AC Cassano allo Ionio

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Costruire la pace…

Graffiti Blog - Lun, 14/05/2012 - 09:11

 

Com’è difficile costruire la pace!!! Forse è difficile perché ogni uomo vuole primeggiare, mettersi in mostra e perciò è lontana l’idea di servizio per gli altri. Pace per me è mettersi al servizio degli altri, ma per essere in grado di servire l’uomo bisogna considerarlo importante!L’altro giorno su internet ho visto un sito che parlava di Madre Teresa di Calcutta, premio nobel per la pace: il mio pensiero è andato subito ad un’altra donna, Aung San Suu Kyi. Le loro vite sono molto diverse, ma nello stesso tempo molto simili. Aung San Suu Kyi si è battuta per la democrazia e la libertà mettendo in gioco la propria vita e rischiando di perderla. Questa donna ha dimostrato di non avere interessi personali. Per lei conta soltanto che la sua gente sia libera di aver accesso, in ugual misura, alle ricchezze del suo paese. Madre Teresa invece, la santa dei poveri, ha speso tutta la sua vita per donare amore a chi l’amore proprio non sapeva nemmeno che cosa fosse, i diseredati di Calcutta e di tutto il mondo. Parlando con il mio parroco di quest’argomento, mi sono posta alcune domande: a chi donerei il “premio nobel per la pace” tra le persone della mia comunità? chi lo meriterebbe? lo darei a quelle persone che offrono il loro servizio “senza far rumore”, risolvendo tutte quelle tensioni che si creano, aiutando chi ha bisogno.

Ripensare alla vita di Aung San Suu Kyi, che ha sacrificato ogni altro affetto o interesse personale per la libertà degli altri, dovrebbe farci sentire proprio piccoli. Lei non ha avuto paura di niente, e noi?!? Cosa siamo disposti ad offrire!?

Sonia Murruni

Diocesi Locri-Gerace

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Più forti… insieme!

Graffiti Blog - Mar, 08/05/2012 - 18:33

 

 

Il 9 maggio è la Festa dell’Europa. Questo giorno ricorda il giorno in cui, nel 1950, il ministro degli esteri francese Robert Schuman ha proposto di creare per l’Europa una nuova forma di cooperazione politica, che avrebbe reso impensabile una guerra tra le nazioni europee.

Questa intuizione, che è alla base della moderna UE, prevedeva la creazione di un’istituzione europea sovranazionale che avrebbe gestito la produzione in comune del carbone e dell’acciaio. Questo trattato è stato poi firmato appena un anno dopo ed è entrato in vigore nel luglio 1952.

La proposta di Schuman è sempre stata considerata l’atto di nascita dell’Unione europea e poi dal9 maggio 1985 – in un vertice dei capi di stato della Comunità europea – si è deciso di fare del 9 maggio la “Festa dell’Europa”.
Le celebrazioni della Festa dell’Europa, che quest’anno ha come titolo “Più forti insieme”, sono un’opportunità per avvicinare l’Europa ai suoi cittadini e i popoli dell’Unione fra loro, in modo particolare le giovani generazioni: è davvero una bella occasione per riscoprire alcune radici ‘più larghe’ di quelle nazionali, ma sicuramente molto molto profonde.

Anche quest’anno poi, la Festa dell’Europa è un giorno speciale per tutti gli studenti di AC: il MSAC infatti celebra il 9 maggio (fino a Pentecoste) l’European day per promuovere nei circoli e nelle scuole la consapevolezza e i valori della cittadinanza europea.

La redazione di Graffitiblog

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Toniolo beato, anzi… beat’issimo!

Graffiti Blog - Lun, 07/05/2012 - 16:09

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“Concediamo che il Venerabile Servo di Dio Giuseppe Toniolo … d’ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa…” (Card. Salvatore De Giorgi, domanica 29 Aprile 2012)

Lo scorso 29 Aprile 2012 presso la basilica papale di San Paolo fuori le mura si è celebrata la solenne liturgia di beatificazione di Giuseppe Toniolo. Un evento molto sentito e molto partecipato da numerosi fedeli provenienti da tutta Italia, soprattutto dalle diocesi di Vittorio Veneto, Treviso e Pisa. Come giovani e giovanissimi di AC abbiamo vissuto questo momento con l’emozione e la gioia di chi si sente veramente parte di una Chiesa che è famiglia, che è casa, nella quale il Signore, guida e fonte di vita, si fa vivo in mezzo a noi grazie anche all’esempio di Giuseppe Toniolo. Del beato Toniolo sentiamo ora più vicini alcuni suo comportamenti che a noi insegnano e suggeriscono uno stile, una “Regola di Vita”. Egli si presenta a noi come modello di vita e impegno ecclesiale e civile, che, nell’assidua preghiera, nella cura del suo cammino spirituale e nel suo dialogo con Dio, ci dice che è possibile vivere una spiritualità radicata nel quotidiano e alimentata dalla Parola di Dio.

L’aneddoto pievigino ci torna sempre alla mente, quando arriva a Pieve di Soligo la prima cosa che diceva passando davanti alla chiesa era : “Andiamo a salutare il paron de ca

sa”. L’elemento etico dell’economia si concretizza anche nella sua idea di una economia che è tale solo se favorisce la redistribuzione del capitale per creare altro lavoro. In questo sta l’attualità del suo pensiero, della sua persona, che ci stimola a ricercare nella nostra realtà strade e soluzioni possibili frutto di una attenta analisi del contesto sociale. In lui non c’è “nulla di eccessivo; nulla di bigotto; nulla di incompatibile con i suoi doveri familiari, professionale, sociali”, nessun comportamento era eccessivo, tutto rispondeva alla sua più alta esigenza di un cammino di santità laicale. Toniolo infatti scriveva: “Noi credenti sentiamo nel fondo dell’anima, che chi definitivamente recherà a salvamento la società presente, non sarà un diplomatico, un dotto, un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi.” Grazie Giuseppe Toniolo, sei Grande!!

Stefano, Fabrizio, Davide ed Eleonora

Parrocchia di Pianzano / Diocesi di Vittorio Veneto

 

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Morosini: riflessioni tra sport e notizie

Graffiti Blog - Sab, 05/05/2012 - 09:05

 

 

Il mondo del calcio, sconvolto (ma poi lucido sulla necessità di portare a termine il calendario agonistico), rende l’ultimo saluto al giocatore della porta accanto: Piermario Morosini da Bergamo, 26 anni da compiere il prossimo luglio, il 14 aprile si è accasciato a terra durante la partita tra Pescara e Livorno. Le immagini strazianti della sua morte hanno fatto il giro del mondo. Difficile dire qualcosa che non sia già stato detto in questi giorni, quando le polemiche, le ipotesi e la commozione generale hanno dominato il panorama dell’informazione. Difficile farlo soprattutto per chi, come me, dell’esistenza del giocatore è venuto a conoscenza quando quest’ultima è purtroppo terminata, in un sabato della serie B.Polemiche, soccorsi, auto in sosta dove non dovevano, defibrillatori, il dramma di Curi, Puerta e Bovolenta: diversi protagonisti di una stessa disgrazia. Visite mediche agonistiche, ipotesi di decesso, spettro di sostanze proibite.Fidanzata, genitori, fratelli, raccolte fondi, amici e riflessioni a caldo.

Tante parole, discorsi e personale qualificato: “la verità è che…” e ognuno getta lì la propria ipotesi, il proprio pensiero, tentando di ricostruire il perché di questo avvenimento.Il “perché” che invece ancora sfugge alla mia comprensione è relativo alla fretta di mettere insieme tutti gli altri “perché”; perché si vuole capire in fretta ciò che è successo? Perché parlare di anomalie congenite quando ancora l’autopsia non era cominciata? Perché puntare l’indice contro le visite mediche agonistiche? Perché mettere tutta questa carne al fuoco, subito? Intendiamoci, niente teorie di complotto per sviare l’attenzione da altri temi, niente retro-pensieri, niente di tutto ciò.Solamente un interrogativo legittimo sulla necessità di avere tutto e subito. E’ un’esigenza nostra oppure siamo “vittime” di un sistema di informazione ingordo, una sorta di sindrome da “reality show” (o da “social-network”) tradotta ed ormai metabolizzata dalla società contemporanea?Oppure, in maniera molto più prosaica, ogni testata ha la “missione” di arrivare prima degli altri sulla notizia, di offrire un servizio migliore e più completo della concorrenza?Dello sfortunato Morosini ormai sappiamo tantissimo. Ci hanno raccontato che era stato sfortunato e proprio questi avvenimenti ci hanno colpito, hanno fatto di lui un eroe: uno di noi che in un contesto di eccessi pallonari, veline, auto costose e orologi d’oro ha trovato il suo posto pur mantenendo la sua sobrietà e la sua spontaneità.

Come Simoncelli che nel tempo libero amava stare con gli amici, partecipare alle feste del suo paese, prendere parte alle iniziative promosse dalla sua comunità a favore dei ragazzi disabili… Abbiamo bisogno come il pane di questi “eroi comuni”: protagonisti che, seppur immersi in realtà platinate, continuano ad avere le solite (nostre) stesse abitudini e priorità: affetti, sentimenti, impegno, lavoro. Fondamentalmente perchè siamo fragili e abbiamo bisogno che qualcuno ci ricordi con regolarità quanto sia possibile (e giusto) percorrere la propria strada senza cedere a compromessi e lusinghe di una società frenetica, quella del tutto e subito, quella del chi urla più forte.In questo, l’agonia, ritrasmessa in mondovisione, di Morosini, che in occasione dell’ultima sua azione cade, si rialza, cade, si rialza e poi cade di nuovo senza più rialzarsi, è un’eccellente metafora della vita di una persona normale. Obiezione: il giovane bergamasco non si è più rialzato, ciò vuol dire che una persona “normale” è destinata a soccombere? Se ci ricordiamo di lui, se la sua storia ci ha commosso, allora “la verità è che” una persona “normale” può lasciarci fisicamente, com’è nell’ordine naturale delle cose, ma l’esempio e la traccia lasciata della sua esistenza nelle nostre vite costituiscono il miglior propulsore possibile per il nostro desiderio di normalità, consolidando l’importanza di essere noi stessi sempre e comunque.

 

Matteo

Diocesi di Civita Castellana

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Amici per la… rete!

Graffiti Blog - Gio, 03/05/2012 - 08:51


“Questa foto è da profilo!”.

Ognuno di noi giovanissimi ha pronunciato questa frase almeno una volta. Ormai il mondo dei social network è qualcosa di imprescindibile dalla nostra vita, non riusciremmo a vivere senza. Il numero delle persone che utilizza queste piattaforme di comunicazione è aumentato a dismisura negli ultimi anni, e siamo soprattutto noi giovanissimi a servirci di questo nuovo modo di sentirsi. Ma cosa mai offrono questi famigerati social network? Ci permettono di comunicare con persone, vicine o lontane che siano, di condividere foto, pensieri, opinioni con gli “amici” a cui ci sentiamo legati! Ma c’è una linea sottile tra l’utilità dei social network e il loro allontanarci dalla realtà.

Spesso infatti proprio i rapporti personali e umani che il social network dovrebbe aiutare a preservare e rinsaldare sembrano affievolirsi e ci si affida a qualcuno di troppo lontano e virtuale. La difficoltà è proprio saper riconoscere questi rischi ed evitarli. Facciamo sì che lo spazio virtuale ci aiuti a mantenere relazioni vere! Pronti a fare rete?

 

Carmen e Viviana

gruppo giovanissimi Rionero – Basilicata

 

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L’ ACG di Viggianello si racconta…

Graffiti Blog - Dom, 29/04/2012 - 10:14

Ciao a tutti, siamo i giovanissimi delle parrocchie di S. Caterina d’Alessandria e della Beata Vergine del Carmelo di Viggianello, e vorremmo parlarvi  della nostra breve ma stupenda esperienza nell’AC. Siamo giovanissimi alle prime armi, abbiamo trascorso alcuni anni nell’ACR. dove abbiamo imparato che stare in un gruppo significa aiutarsi a vicenda, superare le difficoltà e ascoltarsi l’un l’altro! Il primo incontro nazionale cui abbiamo partecipato da  ACRini è stato il 30 ottobre 2010 a Roma, alla presenza di Benedetto XVI. È stata una giornata stupenda (anche se abbiamo camminato un bel po’!).

Il 22 maggio 2011 nella nostra parrocchia si è tenuto il raduno diocesano dell’ACR; abbiamo vissuto un’esperienza stupenda e completamente nuova per noi : L’ansia dell’organizzazione, il desiderio di misurarci sul piano dell’impegno e delle capacità, la collaborazione con i nostri educatori , la voglia di dare sfogo alla nostra fantasia ci hanno riempito le belle giornate della primavera ormai inoltrata. E poii…il passaggio all’ ACG!!

E’ stato tutto un susseguirsi di momenti piacevoli animati magistralmente dalla nostra responsabile diocesana e dai nostri assistenti spirituali sotto lo sguardo dolce e compiaciuto di Colui che chiamiamo il “Principale nostro”. Dopo il passaggio ad ACG ci siamo resi conto dell’importanza e della responsabilità di essere un esempio per i più piccoli e di aiutarli nel loro percorso di crescita formativa e spirituale. Nell’ultimo periodo è venuto a farci visita nella nostra parrocchia il presidente diocesano Michele Tridente a cui si sentiamo legati da profondo affetto e vicini per la sua giovane età. E’ stato un importante momento formativo e di grande valore umano e spirituale.

Pensiamo che alla nostra età sia importantissimo crescere insieme alla scuola di Gesù Maestro e  della sua Parola.

Un saluto a tutti i ragazzi che stanno leggendo in questo momento…

 

I giovanissimi dell’AC di Viggianello

Diocesi di Tursi-Lagonegro

 

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Cittadini: …già ora, già qui!

Graffiti Blog - Mar, 24/04/2012 - 23:04

Prima ora di lezione nel Liceo Marcovaldo di Guidaldo. Il professore di storia annuncia con voce solenne: “Ragazzi e ragazze, tra pochi giorni ricorrerà nel nostro Paese la Festa della Liberazione. Infatti, come ogni anno il 25 aprile si ricorda un momento importante nel cammino verso la nascita della Repubblica Italiana: la fine dell’occupazione nazifascista al termine della Seconda Guerra mondiale, nel 1945. Tra il 2 e il 3 giugno del 1946, appena un anno dopo, il popolo italiano fu chiamato a votare per scegliere tra monarchia e repubblica. Gli italiani espressero il proprio voto e fu così che il 2 giugno venne scelto come festa della nazione, della sua nascita come Repubblica, appunto.”

Marco, dal secondo banco, con la mano alzata: “Professore potrei chiedere se qualche compagno ha una matita in più?” Una smorfia di delusione incupisce il volto del povero professore, che replica: “Marco…Ragazzi. Ditemi un po’: ma voi siete o non siete cittadini italiani?”  Melissa: “In che senso prof?”  Simone: “Lo saremo quando avremo compiuto 18 anni e potremo votare!”

Dall’ultimo banco sale con sarcasmo un commento: “Che fortuna!” In quel momento il prof si rende conto che forse, con quei ragazzi, è necessario approfondire la questione: “Essere cittadini, ragazzi, significa anche riconoscere che siamo accomunati da una storia che è stata scritta da chi ci ha preceduto; che la libertà di poterci esprimere e il riconoscimento dell’uguaglianza di ogni essere umano sono frutto di sacrificio e lotte che altri uomini prima di noi hanno affrontato e vinto. Ma non dobbiamo scordare che dalla libertà deriva una grande responsabilità per noi!” Alessio: “No! Prof anche tu hai visto Spider Man? Ricordi la battuta: Da un grande potere derivano grandi responsabilità?” I

l professore, tra le risate generali: “Dicevo qualcosa di simile Alessio! Un buon cittadino è colui che si prende cura dei luoghi che vive, che riconosce il valore della vita, la propria e l’altrui, che lotta nel quotidiano per costruire pace e giustizia. Un buon cittadino è colui che si interessa del bene comune… sapete cos’è?” Elisa: “Quando non penso solo a quello che è buono per me, ma a quello che “fa bene” anche a chi mi sta intorno!” Il prof: “Molto bene Elisa! Anche a voi ragazzi è chiesto di impegnarvi per il bene comune e, forse, molti di voi già lo fanno. Voi fate il “bene comune” in famiglia: quando siete disposti ad aiutare chi ne ha bisogno o quando cercate di trovare una soluzione ai problemi con il dialogo, piuttosto che con la prepotenza. Il bene comune lo fate a scuola quando studiate per diventare sempre più competenti e scegliete di investire tutti i vostri talenti, perché siano utili alla società. Lo fate quando accogliete un compagno straniero facendolo sentire a casa. Il bene comune lo fate quando rispettate l’ambiente, mantenendo puliti i luoghi in cui trascorrete il pomeriggio tra amici, quando fate attenzione a non tenere l’acqua aperta inutilmente o la lampadina della vostra stanza accesa per ore se non ci siete. E potete farlo in altri mille modi e occasioni.”

 

 

Alessandro: “Quindi prof tutta la storia sul 25 aprile e il 2 giugno che c’entra?” Il prof: “Scoprire il passato e la storia di un popolo è un po’ come ricordare quando si era piccoli: ci aiuta a capire chi siamo, che passi abbiamo fatto nel tempo. Così guardando alle pagine che sono state già scritte arriviamo ad un punto in cui la pagina diventa bianca, in cima è scritto solo “ora tocca a te!”. Sì, tocca a te scrivere nuove pagine e ogni singolo giorno che ti viene donato è l’occasione di lasciare il segno nel mondo in cui vivi, un segno che lo renda migliore di com’è: anche questo vuol dire essere cittadini!”

I giovani della diocesi di Anagni-Alatri

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…incontrando Giuseppe Toniolo

Graffiti Blog - Lun, 23/04/2012 - 18:40

 

 

 

Ciao raga,

siamo a meno cinque giorni dalla Beatificazione del nostro amico Giuseppe Toniolo, così abbiamo pensato di farvelo conoscere attraverso qualche suo scritto e raccontandovi qualcosa di lui.
Giuseppe Toniolo è stato un giovane studioso, appassionato di Diritto Internazionale che, innamoratosi della giovane Maria, dopo alcuni anni di fidanzamento si sposarono e diedero alla luce ben sette figli. Fu un grande docente universitario, capace di vivere relazioni autentiche e vere con i suoi studenti. È stato un uomo pieno di impegni professionali e associativi, pensate nel 1907 fu nominato da Pio X Direttore Generale dell’Azione Cattolica. Nonostante i suoi impegni riusciva dedicare con passione e dedizione il suo tempo agli studenti che, addirittura, a volte lo accompagnavano dopo le lezioni fino a casa per lasciarsi rispiegare alcuni concetti poco chiari. Era innamorato della sua donna e della sua bellissima famiglia. Leggete queste righe dedicate al figlio Antonio:
…Dei tuoi studi, del ramo prescelto spero tu possa essere soddisfatto; e più se li proseguirai colla coscienza di adempire alla tua piccola missione quaggiù e colla pura intenzione della gloria di Dio.
Gli studi diverranno dunque la tua professione. E ben sai come ciò mi soddisfi, continuando le traccia della mia carriera professionale. Ma vecchio di anni, non ancora di spirito, ti dico che per gli studi non devi dimenticare i problemi della vita pratica, in ispecie quelli sociali, che oggi grandeggiano e che rientrano pure palesamente nei disegni della Provvidenza, per richiamare le presenti generazioni per questa via a sé.
In Dio sappi ricercare e vedere e gustare sempre e le gioie della futura famiglia, e i progressi delle tue indagini scientifiche e lo scioglimento delle questioni sociali; e le previsioni della futura democrazia…”
Non sono davvero bellissime!?! Seguite la sua beatificazione, Domenica 29 Aprile. Si celebrerà a Roma presso la Basilica di San Paolo Fuori le Mura. Per maggiori informazioni sulla beatificazione e su Giuseppe Toniolo clicca qui.

Giorgio di Perna

diocesi di Gaeta

 

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…i vostri preferiti…

Graffiti Blog - Gio, 19/04/2012 - 15:08

Quante volte di fronte ad un libro, a dei versi, ad una scena cinematografica, ad una serie di note, ad una successione di immagini più o meno veloci ci fermiamo a pensare? Quante volte di fronte a “lo dice la televisione…” pensiamo che quella sia l’unica verità? Quante volte non diamo peso a quelle parti che costruiscono il nostro essere? Quante volte facciamo tutto questo?

 

Siamo nel mese di aprile, ultimi due mesi di scuola e poi via… ci rifugiamo in qualche libro, in quale luogo, in qualche film, in una canzone, in una storia.Vogliamo iniziare oggi a riflettere un po’ sulla nostra storia: le nostre canzoni, le canzoni che hanno fatto battere il nostro cuore e quello delle persone a noi care. Il significato di ciò cambia la nostra vita, da un sapore diverso, ci dice quello che siamo. E i nostri film? I nostri libri? I nostri programmi preferiti? Quali sono le scene, le frasi che hanno dato quel di più alla nostra vita? Iniziamo questa settimana un percorso che porteremo avanti nel corso di questi mesi e lo facciamo con voi, con i vostri interessi, con i vostri si e i vostri no. Siete pronti, vi va di correre con noi? Segnalateci la vostra canzone preferita, la vostra frase preferita, la scena cinematografica… e tutto il senso che avete dato a questo!!!!Vi aspettiamo…

 

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Quando la tragedia va oltre l’informazione

Graffiti Blog - Mar, 17/04/2012 - 15:04

 

Il diritto all’informazione deriva dalla libertà di manifestazione del pensiero e dall’articolo 21 della Costituzione Italiana. Informare, oltre ad essere un diritto, è un servizio che viene offerto, da giornali, tv, radio, un servizio verso il cittadino che viene informato, ragguagliato, sulle vicende in atto nelle varie parti del mondo.

La televisione oltre ad informare, vive e si nutre delle tragedie per portare ascolti nelle varie trasmissioni, talk, approfondimenti e dossier che affollano i palinsesti, nel corso degli anni abbiamo assistito alle varie vicende incollati agli schermi televisivi, dirette interminabili che documentavano l’accaduto, si, è storia, ma il mondo dell’informazione deve pur ridimensionarsi.

 


Siamo passati da tragedia in tragedia attraverso una sorta di evoluzione, siamo passati dalle interminabili dirette televisive, agli approfondimenti, dalle onnipresenti telecamere, alle ricostruzioni dei fatti, dai racconti dei protagonisti (presunti o reali), ai plastici, basti ricordare Bruno Vespa con il plastico della casa di Cogne e del modellino della nave Costa Concordia. Vorrei soffermarmi per poche righe sulla questione della Costa Concordia, ma non per fare considerazioni in merito ai fatti, non ne sono, anzi, non ne siamo in grado, né in merito ai vari personaggi che si aggirano attorno alla tragedia.Nel mondo dei social network, dell’informazione a portata di tutti, questo episodio segna un nuovo capitolo nella storia della cronaca, mi riferisco ad un fatto, una notizia di cui sono venuto a conoscenza navigando sulla rete. Un fatto che va ben oltre alle storie disdicevoli e crudeli legate alle testimonianze di falsi testimoni o al cosiddetto “turismo dell’orrore”. Il fatto è il seguente: il relitto della nave Costa Concordia, e la relativa rotta di viaggio (compreso l’impatto), sono presenti sulle piattaforme Google Maps e Google Earth, servizi che l’azienda Google offre per visualizzare mappe e percorsi, bidimensionali o tridimensionali.

Visitando queste due piattaforme e ricercando la località (Isola del Giglio) compare il relitto della nave (come potete vedere dalle immagini allegate all’articolo) e relativa rotta, addirittura delineata sulla mappa e con le indicazioni degli orari. Siamo di fronte ad un caso limite, e speriamo unico, sicuramente la questione è spiacevole e ci fa riflettere, soprattutto pensando a come possono essere distorti e stravolti dei servizi che sono ottimi finché svolgono ciò per cui sono stati creati, ma che sottolineano e che talvolta la tecnologia e l’innovazione vanno oltre la ragione e i sentimenti umani.

Siamo di fronte alla storia, abbiamo il diritto ed il dovere di conoscerla e condividerla, ma ricordiamoci di essere uomini.

Salvatore

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…solo voce!

Graffiti Blog - Ven, 13/04/2012 - 16:38

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Una delle forme più espressive e più creative della musica  è il canto a cappella, genere forse un po’ sottovalutato nell’era della musica elettronica. L’espressione “a cappella” definisce ogni tipo di esibizione in cui è assente un accompagnamento strumentale, sfruttando unicamente la voce. Le  nostre corde vocali (anche se spesso viene dimenticato) sono uno strumento, tra i più delicati e complicati da suonare ma anche tra i più straordinari.

Alla base  di questo tipo di esecuzione vi è la  tecnica dell’imitazione: attraverso il canto infatti, possiamo far suonare le nostre corde imitando qualsiasi altro strumento  facendo spaziare il suono dalla profondità di un contrabbasso alle acutissime vibrazioni di un’ottavino (cosa che è impossibile a tutti gli altri strumenti). I Neri per Caso sono un gruppo a cappella italiano che dal 1995 rende al meglio l’infinita varietà di suoni che si  possono produrre le nostre corde vocali. Ciro, Gonzalo, Diego, Mimì, Mario e Massimo hanno esordito riarrangiando vocalmente pezzi editi come “Donne” di Zucchero. Poi con la canzone inedita “Le ragazze” vinsero il Festival di Sanremo nel 1995. C’è un grande lavoro dietro ad ogni singolo brano, non è certamente semplice arrivare ad un’esecuzione perfettamente isocrona e armoniosa. Ascoltandoli sembra di sentire strumenti veri, ma in realtà il suono è frutto solamente delle loro voci che formano un’amalgama impeccabile e fantasiosa. Attraverso le varie armonizzazioni e le grandi capacità ritmiche riescono a passare da brani prettamente pop ad altri tendenti al raggae e al soul.

Il brano “Sentimento Pentimento” rende al meglio il divertimento che si prova facendo questo genere di musica: riscaldate le vostre ugole e fatele suonare come più vi piace!

Roberta Spigola

Diocesi di Montecassino

 

 

 

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Una giornata particolare

Graffiti Blog - Mer, 11/04/2012 - 17:35

Ore 07.00 la sveglia suona come ogni mattina, ma oggi, stranamente, non è la solita giornata …

Un meraviglioso sole mi sveglia  e felice mi preparo frettolosamente, prendo le chiavi della moto e mi precipito nelle scale, perché oggi è un giorno importante. Non farò tardi, non mi comporterò male, non disturberò, non farò cadere il vaso nel cortile e la vicina del primo piano non mi urlerà “Attenzione alle macchine!!!!”

 

 

Finalmente per strada, i miei pensieri corrono veloci, sono troppo agitata, tra un semaforo e l’altro mi fermo a guardare le auto che sfrecciano rapidamente, sorrido, le loro facce sono buffe ed espressive, ma non posso rimanere ferma lì, il verde si è appena acceso. Eccomi, altri 200m e sarò a scuola, finalmente!

“Buongiorno! Sei arrivata in anticipo oggi, come mai? Non hai dormito questa notte?” mi dicono ridendo i miei compagni di classe, ma loro non sanno, non possono sapere cosa succederà oggi. Entrando in classe sono più gentile del solito e a breve la mia felicità si completerà. Ma devo resistere ancora, la lezione è da poco iniziata. Bussano alla porta, “Ragazzi siete tutti convocati in aula magna, ora, grazie.” Corro, non ho mai fatto le scale così speditamente, è tutto pronto. Nel momento esatto in cui tutti entrano dei piccoli foglietti colorati con un’unica scritta scendevano lentamente dal secondo piano. I ragazzi acciuffano questi pezzetti, li leggono, si confrontano e si chiedono cosa volesse dire quella scritta, anche sul telo era proiettata la stessa frase. I CARE!

L’ I CARE di Don Milani, che letteralmente significa m’importa, ho a cuore (in dichiarata contrapposizione al “Me ne frego” fascista), che sarà in seguito fatto proprio da numerose organizzazioni religiose e politiche. Questa frase fu scritta su un cartello che riassumeva le finalità educative di una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale.

Dopo un beve dibattito ogni ragazzo presente in quell’aula si sentiva più forte, più motivato a prendersi cura di ciò che gli è stato da tempo  affidato e con poca attenzione rispettato. Un modo per dire non preoccuparti scuola perché da ora in poi ci sono io qui! E voi ragazzi siete pronti a dire I CARE per la vostra scuola?

 

Valeria

Segretaria diocesana MSAC



 

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I giorni dello stupore: la domenica di Pasqua

Graffiti Blog - Sab, 07/04/2012 - 19:30


M. I. Rupnik sj – Cristo Risorto

La pietra è stata ribaltata. Per sempre.

Il duello morte-vita si è concluso.  Ha trionfato la Vita. Come promesso dai Profeti, come creduto da Gesù, come voleva il Padre.  È con gioia che celebriamo questo giorno. Alleluja!!! Finalmente.

Dio è davvero fedele. Non ha ragione la morte. Ha mentito  la violenza. Ha ingannato il denaro. Il  Padre risorgendo il Figlio mostra che una vita così è degna di essere vissuta. Non poteva essere altrimenti. Impossibile?! Per gli uomini, ma non per Dio. È un giorno nuovo, è l’aurora di un mondo nuovo, è la storia risorta secondo i criteri di Dio. C’è un particolare che resta: il Risorto si presenta con le piaghe…  Tu avresti preferito che mostrasse i suoi muscoli. Almeno ora! E Lui no, mostra le piaghe e il costato ferito. Sono i segni dell’amore. E questa è l’unica realtà che non potrà mai essere cancellata. Siamo davvero solo ciò che amiamo.

Corri! Dillo a tutti! È vivo e desidera incontrarti! Buona Pasqua !!!

 

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I giorni dello stupore: il sabato santo

Graffiti Blog - Ven, 06/04/2012 - 21:00

Gerusalemme, Santo Sepolcro

Silenzio. Il Re dorme. In un sepolcro.

Ci sono silenzi e silenzi ma questo è particolare.  Fa silenzio anche tu!È silenzio carico di rispetto perché Colui che è stato deposto dalla croce e collocato in un sepolcro è il Figlio che per amore del Padre e di tutti i figli del Padre è sceso sulla terra e oggi lo contempliamo addirittura sotto terra…

È silenzio carico di sguardo verso noi stessi, verso la nostra indifferenza, verso la poca fiducia dinanzi a Colui che ci ama così tanto ma anche davanti ai tanti che continuiamo a crocifiggere…

È silenzio carico di stupore e di speranza perché è impossibile che l’Amore muoia. Il Padre non lo abbandonerà in un sepolcro. Impossibile!!! È silenzio di attesa. La Parola ultima spetta al Padre…
Che farà???

 

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I giorni dello stupore: il venerdì santo

Graffiti Blog - Gio, 05/04/2012 - 22:00

Sale. Fino in cima. Che uomo!

Sale su una Croce, sai?! Hai mai detto nella tua vita “Che ne sa Dio?” Hai mai detto “Perché permette di soffrire?” Oggi guardiamo in silenzio l’Uomo-Dio appeso alla croce. Solo.

 

Andrea Mantegna, La crocifissione – Parigi, Museo del Louvre

Anzi Lui sa che non è solo perché il Padre mai lo abbandona. Ma oggi anche Lui non sente il Padre. Porta su di sé il male del mondo. Tutto il male del mondo. Non lo scarica su di  te. Eppure è tuo! Ci va da solo. Anzi per la strada viene aiutato da un campagnolo , un certo Simone di Cirene. A proposito, ma i suoi amici dove sono? Pietro? Andrea? Gli altri?? Spariti! Altrove!

Il Padre è con Lui ma oggi nemmeno il Padre sembra amarlo… Lo vediamo così. Vorremmo vederlo diversamente il Figlio dell’uomo. Piange e grida “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. E il Padre non risponde. Ora capisco. Ha voluto assomigliare in tutto a tutti, soprattutto a chi si sente nella vita solo, tremendamente solo, lontano o allontanato da Dio.  E dalla croce non scende. Come un povero Cristo…

Che salita?!!

 

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I giorni dello stupore: il giovedì santo

Graffiti Blog - Mer, 04/04/2012 - 19:30

Un catino e una brocca.

Un tozzo di pane. Un bacio.

Con un bacio l’Amore è tradito. Da Giuda, da me, da te. Infinite volte.  Siede a tavola con i suoi e da tutto se stesso. Sì,ma non è stato facile. Uno dei suoi amici era con lui. Ma era anche altrove con il cuore… Perciò era notte. Per Giuda. Ma anche per Gesù. Ti dico che non è stato facile…

Giotto, Il bacio di Giuda – Padova, cappella degli Scrovegni

 

Anche Giuda è amato alla follia. Con passione. Ma  anche Giuda(… io, tu, noi…) siede con passione… ma ci sono passioni che fanno vivere e altre che fanno morire.  Giuda è lì. Con un bacio tradisce il Figlio dell’uomo, che continua a chiamarlo “Amico”! (Complimenti per i tuoi amici, caro Gesù!). E anche su di lui il Maestro e Signore fa scendere dell’acqua sui piedi. Anche su di lui.

L’Amore non può non amare, tradirebbe se stesso.

L’uomo può amare, è creato con questa grande possibilità. Quando cede all’amore e solo allora è uomo. Altrimenti semplicemente non è.

…e io che giovane voglio essere???

 

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I giorni dello stupore: la Domenica della Passione

Graffiti Blog - Sab, 31/03/2012 - 18:30

A partire da oggi pubblichiamo alcune meditazioni di don Vito Piccinonna, assistente nazionale per il Settore Giovani, che ci accompagneranno nella preghiera e nella riflessione in questa Settimana: buon cammino pasquale a tutti i lettori di Graffitiblog …verso la Resurrezione!

Giotto, L’ingresso di Gesù a Gerusalemme – Padova, cappella degli Scrovegni

Questa domenica è detta anche domenica “della Passione”…Fermati un attimo. Stai già pensando ai chiodi, alla croce, alle sofferenze. Fermati un attimo. Entra oggi in questa grande settimana che ha al centro il Santo, Gesù Cristo, l’Uomo-Dio che per te sale fino in cima. Cos’è che lo anima? Da dove prende questo coraggio? Come fa ad essere così caparbio? Davvero Lui si porta dentro  una grande passione d’amore. Non è l’eroe che vuole lasciarti di stucco, è il tuo Dio che ama alla follia e per davvero perciò sarà disposto anche a soffrire. Perché non si può amare a metà, non si può essere fedeli quando capita, non si può volere il bene ad intermittenza.Oggi entra a Gerusalemme su un asino. Ma il Messia se lo aspettavano su un cavallo??! È  il cavallo il segno della forza. L’asino è segno di debolezza e mitezza. E Lui entra così. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.Il tuo Dio viene a te nella estrema semplicità. Sei libero di accoglierlo, cerca di non trasformare il tuo “Osanna” in un’irresponsabile “Crocifiggilo”. Lui sale per te. Per amore. Per una tremenda passione d’amore.

 

Lo segui??!

 

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Tra agonismo e lealtà: osservazioni sullo sport

Graffiti Blog - Sab, 31/03/2012 - 15:29

Personalmente ho vissuto in prima persona solo l’esperienza del tennis a livello (quasi) agonistico e la pallavolo. Credo però che lo sport più bello e affascinante sia il calcio, l’unico che,specialmente in Italia, riesce a portare tanta gente allo stadio e ad unire folle, talvolta oceaniche, davanti a schermi o maxi schermi per seguire ed incitare la propria squadra, nei locali pubblici come nelle piazze.Purtroppo però, negli ultimi anni, mi sembra che si é persa la sportività e la lealtà; la sportività da parte dei tifosi sembra essersi trasformata in intolleranza: non sei “sportivo” se non fai risse.

 

Tra i giocatori, poi, sembra proprio una parola sconosciuta. Per non parlare della lealtà, che dovrebbe garantire a chi gioca il rispetto dell’avversario…porto solo un esempio capitato a me in prima persona: l’anno scorso stavo giocando una partitella tra compagni di classe 5 contro 5 in palestra… senza impegno, giusto per passare il tempo. In classe ho un ragazzo che gioca a calcio a livelli piuttosto alti, insomma, non sarà Messi,ma sa cosa vuol dire giocare per vincere: dunque, arriva una palla alta e lunga, l’attaccante tocca la palla e, in contrasto,  lo fermo facendo uscire la palla. Ammetto che sono stato l’ultimo a toccare e loro guadagnano, giustamente, una rimessa laterale. Bene, sono stato insultato pesantemente da questo mio compagno di classe per il mio comportamento!!Capite bene che, forse, c’è qualcosa che non va e che forse sarebbe ora di intervenire in modo “drastico”per educare al meglio i giovani. Nel tennis invece ho trovato un ambiente più corretto;ho praticato questo sport per 6 anni.Nel tennis la lealtà é tutto, tutto é basato sulla fiducia tra giocatori e arbitro: forse anche perchè questo sport non é ancora stato contagiato da quel tifo estremo tipico, purtroppo, del calcio degli ultimi anni.

 

Giacomo Brocchetta

Diocesi di Pavia

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