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Graffiti Blog

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Aggiornato: 22 ore 46 min fa

Una vita piena di vita

Dom, 05/02/2012 - 13:15

Giornata no! Vale proprio la pena crescere, non sarebbe meglio restare eternamente bambini? Perché tanta fatica per diventare grande? A  volte mi sento una convinta ottimista, altre una inguaribile pessimista. Mi vien detto che crescere è una lotta interiore e che questo è un tempo importante, da vivere con tutta me stessa. Io però sono stufa di trascorrere le mie giornate interrogandomi, senza darmi delle risposte. Potrei gridare o sopprimere le mie emozioni con il silenzio. Ma con quale vantaggio? Non mi sento più padrona della mia vita, è come se mi fosse stata strappata, rubata, repressa.

Per fortuna oggi è mercoledì. Esco, dimentico lo studio, tutto ciò che è negativo e vado all’ AC. E’ qui che il mio silenzio trova una dimensione. Vengo ascoltata, capita, pur, molto spesso, non parlando. Mi sento a mio agio.
Puntare in alto, crescere e migliorare è quello che ci viene insegnato. Le mie incertezze e le mie paure vengono allontanate dai consigli e dalle lezioni di vita delle mie educatrici, alle quali si deve un grande grazie.
Il nostro “Walk in Progress” prevede camminare e crescere insieme, alimentando quella forza che abbiamo dentro di noi che ci rende capaci di raggiungere qualsiasi traguardo. Sta a noi, aiutati da Dio, rimboccarci le maniche ed impegnarci a dare il massimo.
Tutto riprende colore per me in quest’ambiente di ascolto, condivisione e comprensione. Dove basta un sorriso, una stretta di mano per farmi ricordare che in fondo quello che voglio, come dice il nostro vescovo Vito, è “una vita piena di vita”…

Benedetta
Diocesi “Ugento-Santa Maria di Leuca”

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Categorie: AC Nazionale

Silenzio! – Il racconto di una convivenza…

Dom, 05/02/2012 - 08:45

Tema straordinario dalle coloriture più intime e meramente segregate nelle più remote stanze del nostro essere.
Ma cos’è il silenzio?
La frenesia del nostro tempo e la velocità della quotidianità ci costringe spesso a stare al passo coi tempi e a tralasciare quelle attività che hanno una minore utilità a livello pratico e immediato, come la riflessione personale, il silenzio dell’anima, una ricerca più profonda di qualcosa che va oltre, o meglio di qualcuno…

Il silenzio è spesso legato a una sorta di autocensura personale, in quanto intimorisce, ci pone di fronte a questioni più grandi, a certe domande esistenziali che rimangono irrisolte e ci lasciano smarriti, in un oceano privo di un’alfa e di un omega.. Quindi anche l’apertura interiore può diventare un problema.
La mancanza di punti di riferimento in un mare aperto può essere pericolosa per la vita.
E’ in questo contesto che abbiamo collocato il nostro silenzio, non come momento profondamente personale alla pura scoperta di sè e meramente fine a se stesso, ma come ricerca di uno scoglio, un punto solido nell’impeto del mare, il logos per eccellenza, Cristo Gesù!
E’ stata una vera e propria boccata d’ossigeno a pieni polmoni, respirata tra momenti ludici e riflessioni, relazioni e confronti. Un gruppo molto affiatato quello dei giovani di San Giuliano che hanno saputo affrontare la settimana nel migliore dei modi, sia dal punto di vista delle amicizie e della gioia di una convivenza, sia dal punto di vista della riflessione formativa come crescita personale.

Matteo
(diocesi di Rimini, parrocchia di San Giuliano)


E voi, giovanissimi lettori di Graffiti, che rapporto avete con il silenzio!? …vi affascina, …vi spaventa, …vi annoia??! Attendiamo i vostri racconti… Segnala presso:
Categorie: AC Nazionale

Grazie, Presidente!

Mar, 31/01/2012 - 19:37

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E’ venuto a mancare domenica Oscar Luigi Scalfaro, Presidente emerito della Repubblica e da sempre socio dell’AC!

Lo ricordiamo attraverso le parole che ha rivolto ai giovani e ai giovanissimi nel 1997 (quando i vostri educatori erano giovanissimi, se non addirittura Acierrini!).

Su questo link il ricordo della Presidenza nazionale dell’AC.

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Tra proteste e dignità: la Sicilia in rivolta!

Mar, 31/01/2012 - 15:58
Ed io che pensavo al mio compito di matematica quella mattina, oggi, dopo essermi fermata forzatamente nel mio paese, dopo aver sentito, letto, parlato, oggi anch’io voglio fare mio il motto di quelli che come mio zio hanno creduto di fermarsi per fermare un sistema, una macchina che tende a soffocare i piccoli e cioè “Voglio vivere dignitosamente … nella mia terra!” da cittadina del mondo. Mi chiamo Elena, ho 16 anni e abito in un paesino siciliano in provincia di Palermo. Il 16 gennaio mi trovavo sul pullman di linea che dal mio paese avrebbe dovuto portarmi in città per andare a scuola, ma siamo stati bloccati da un gruppo di lavoratori che, con Tir e furgoni, occupavano le uscite principali verso Palermo. Non vi nego che mi sono sentita chiusa in gabbia. Quel giorno avrei dovuto fare il compito di matematica e ci tenevo tanto visto pure che avevo seguito delle lezioni private, che non so quanto siano costate ai miei genitori. Questa confusione è durata cinque giorni, mercoledì 18 tutte le attività commerciali per esprimere solidarietà agli scioperanti sono rimaste chiuse per un giorno intero. Tutto in tilt. Scopro che mio zio è uno dei promotori del presidio e allora cerco di capire un po’ meglio le ragioni che hanno portato tanti padri di famiglia a bloccare tutte le maggiori arterie della Sicilia. Mio zio gestisce una piccola azienda agricola, ha tre figli che come me studiano. Da qualche anno mia zia ha perso il lavoro e la crisi economica del settore agricolo ha gettato tanto sconforto nella loro quiete familiare. Ecco cosa mi scrive prima della grande manifestazione pacifica avvenuta lo scorso  mercoledì 23 gennaio, giorno in cui in 10.000 tra autotrasportatori, agricoltori, pescatori, allevatori, studenti, da tutta la Sicilia hanno invaso Palermo: “ Cara Elena mi chiedi del senso profondo che ha portato tanti uomini nei trascorsi giorni di gennaio a bloccare la Sicilia. Non è semplice per me, gestore di una minuscola azienda agricola della provincia, chiarire tutti i tuoi perché; ci provo raccontandoti di me, della mia realtà e dei miei desideri. Tutto parte da un’idea da difendere, rappresentata dalla forca, quell’attrezzo agricolo proprio dei contadini che diventa il simbolo di una grande protesta del popolo siciliano. Vedi la Sicilia, è ricca di sfumature, contraddizioni, mali e bellezze; siamo un popolocon un forte attaccamento alla terra, fonte primaria di sussistenza. Alla terra e alle sue risorse è collegata una lunga filiera di produzione ed esportazione. Una struttura complessa che mette insieme produttori di beni di primaria necessità come il grano, la frutta, i prodotti caseari e vitivinicoli e il mondo degli autotrasportatori. A mettere insieme questi tasselli è l’oro nero, il petrolio, che qui raffiniamo, anzi ti dico che noi raffiniamo il 40 % della benzina che si consuma in Italia.  La crisi economica del 2008/2011 ha causato un aumento esagerato dei prezzi delle materie prime e soprattutto del petrolio … oggi la benzina è aumentata del 40% rispetto ad un anno fa. Tutto aumenta … soprattutto le spese che ogni realtà produttiva deve affrontare per vivacchiare o sopravvivere. Ecco poi che scatta la guerra tra poveri con il ribasso dei prezzi e le grandi realtà di mercato soffocano noi piccoli imprenditori destinati a morire … Per questo ho aderito allo sciopero: non voglio soffocare in logiche di mercato che dimenticano l’uomo ed il lavoro. Non badare alle sigle che stanno dietro lo sciopero, sono solo dei nomi… guarda i volti della maggior parte della gente che ha scioperato: è gente semplice, stanca, padri di famiglia con mille sogni per sè e per i propri figli, e poi studenti, disoccupati … gente che per non lasciare la propria terra ha investito nelle proprie aziende ed oggi è costretta a licenziare, a chiudere i cancelli… ad uccidere le proprie coltivazioni, i propri sogni. Bisogna ammettere, però, che c’è anche gente sospetta che ha cavalcato quest’onda emotiva. Sia chiaro che la mafia non si ribella, la mafia non scende in piazza… la mafia semmai vorrebbe fare da tramite tra il popolo e la politica sporca … quella che al potere deve curare i suoi interessi. Ma non ha voce alta la mafia, non grida, non conosce parola … e poi di certo non vuole la libertà di questo popolo siciliano che per prima ha iniziato a soffocare con la sua brutale macchina di ignoranza e malavita. Nessuno deve approfittarsi dei nostri bisogni. Io non ci sto! Domani saró a Palermo, questo movimento è una miccia, un fuoco che si è acceso tra la gente del sud che vuole rivendicare i propri diritti e la bellezza della sua terra. Un forte desiderio di serenità e di felicità si nasconde dietro al nostro sciopero. E mentre il mondo pensa alla Borsa, alle banche, allo spread, una cieca “disperazione”, mista a rabbia e risentimento, travolge le famiglie. Ma non possiamo fermarci ad osservare con freddezza i fatti: oltre l’accaduto si cela la vera inquietudine. Ed ecco emergere storie, volti, sogni, mani, braccia: in una sola parola ecco l’uomo. Per osare bisogna sperare e la speranza deve ritrovare il suo spazio, il suo tempo, la sua ragion d’essere. Ecco che dietro a scioperi, a lotte, a chi decide di morire, come ha fatto sempre in questi primi giorni del 2012 un mio grande amico disperato per il pezzo di pane che non riusciva più a garantire alla sua famiglia, c’è il bisogno di una vita dignitosa!” Segnala presso:
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…pochi grammi di coraggio!

Mer, 25/01/2012 - 12:42

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Questa canzone di Daniele Silvestri sembra raccontare il cammino di fede di tanti giovanissimi che quest’anno provano a riflettere sulla chiamata che il Signore gli dona mettendosi in ascolto e provando ad affidarsi per un viaggio ricco di scoperte, difficoltà, incontri e sorprese.

E voi come state vivendo il cammino associativo di quest’anno!? Volete raccontarci qualche incontro in particolare?! Attendiamo tanti commenti!!!

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