Una comunicazione...di penna

Vi scrivo con un raggio di sole che entra dalla finestra! L’aria è ancora fresca e umida dall’enorme quantità di pioggia di queste settimane, ma questa luce già emana un po’ di tepore, che lascia presagire la stagione che si apre: la primavera e, lì in fondo, l’estate! Porre mano poi all’ultimo Tackle dell’anno, con le tappe che ci portano fino al mese e alle feste degli incontri è ancor di più un invito a scrutare avanti, a respirare a pieni polmoni e a godere del tanto cammino fatto.

Ho scelto di scrivervi… con la penna. È vero, sul Tackle non si vede: impaginato così bene con il pc da Gianluigi, stampato in tipografia con i disegni, le foto e la copertina sgargiante… non ci si rende conto che ci si può ancora accontentare della penna e di un pacchetto di fogli. «Perché, don Enrico, scrivi a penna? Sei così vecchio che non sai usare, comunicare con il computer?». Vecchio sì, ma non troppo: 20 anni fa sono stato tra i primi a usarlo, proprio qui in AC!

Ma mi sono accorto che con voi c’è da chiacchierare sulla comunicazione, e ancora sulla temperanza, e forse l’utilizzo della penna può proprio aiutarmi.

La penna dice una enorme capacità di comunicazione. È vero: quella più diretta è “a viso a viso”, ma alle volte il timore, il pudore, qualche “pregiudizio” ci bloccano o ci limitano nello stabilire un clima favorevole. Voi l’avete sperimentato tutto l’anno, sia come giovani sia come educatori ACR, in un cammino che si è dipanato lungo il sentiero appunto della comunicazione – “siamo in onda” è stato e continua ad essere il vostro slogan! – e che è stato scandito dai “segnali” delle virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza), perché questa comunicazione fosse buona e aiutasse voi e i ragazzi a realizzare una “vita bella”.

Mi potrete dire: «Don Enrico, aggiornati! Sms, chat, facebook, mail, messenger, mms, twitter… altro che penna!». Avete certamente ragione… sono un po’ all’antica. Per me però la penna dice la lentezza della scrittura, che lascia pensare alla persona alla quale mi rivolgo e alle cose che le sto dicendo; mi permette di sentire le emozioni nel mio animo e di percepire quelle del suo; mi aiuta a immaginare colui al quale scrivo mentre prende in mano questo foglio e legge non solo quello che ho scritto, ma anche come l’ho scritto, cogliendo anche nella grafia tratti e comunicazioni che i concetti non riescono a trasmettere. Voi certo avete gli smiles, le faccine di facebook: io ho la carta e la penna.

Non importa perciò lo strumento usato; importa piuttosto l’esperienza vissuta e proposta: l’esperienza della comunicazione, della comunicazione della vita.

Credo sia proprio qui la ricchezza enorme che potete raccogliere al termine di quest’anno associativo, di questa esperienza di educatori – giovani e adulti – al servizio dei più piccoli. L’ACR ci sta permettendo di dare spessore, sostanza ad una comunicazione di vita, di vita bella e piena.

Sapete, facebook, ma anche la penna e tutto il resto, sono strumenti a doppia faccia: li possiamo adoperare anche per comunicare… niente. Quanto si parla o si scrive o si chatta per nulla! Ascolti, leggi, scruti e ti domandi: «Ma cosa voleva dire? Ma voleva dire qualcosa?». L’esperienza del parlarsi addosso, del parlare a vuoto, a vanvera – e di conseguenza di ascoltare per niente – è molto frequente. È immediato allora tirar la conclusione e dire “bella vita…!”, facendo notare come si stia perdendo tempo, si stiano sprecando energie e occasioni per niente. Invece il tempo, le occasioni sono preziose, da non sprecare mai noi, da non far sprecare ai piccoli, perché non esiste la brutta copia da poter rifare: la vita si scrive subito in bella!

Anche all’ACR occorre essere accorti, attenti: nella vita dei ragazzi non c’è una gomma per cancellare gli errori; anche su loro scriviamo, comunichiamo “in bella”, e tutte le virtù cardinali ci sono necessarie per regalare loro “una vita che sia bella!”. È la nostra responsabilità educativa!

Che cosa metterci dentro allora a questa comunicazione perché non sia vana, inutile, ma anzi preziosa e piena?

C’è il tempo della comunicazione degli elementi tecnici: dove, quando, con chi, perché incontrarci, fare gruppo, partire per una festa, organizzare un’uscita, preparare un appuntamento… Noi educatori sappiamo come questi elementi siano importantissimi; in fase di programmazione, di realizzazione o di verifica comunicare un orario giusto o sbagliato, un’informazione chiara o confusa può determinare o meno la riuscita della più bella iniziativa. Essere ragionevoli, corretti, determinati, accattivanti è già mettere dentro a queste informazioni, a queste comunicazioni un briciolo di virtù, che sono già l’anticipo di quelle cardinali che ci hanno accompagnato in questi mesi.

Ma sappiamo che la comunicazione più vera non si esaurisce in un foglio excel o in un database con tutte le caselline spuntate; comunicare non è solo travasare dati, informazioni… Comunicare è “mettere in comunione”, è mettere nelle tue mani la mia vita – almeno un po’ – perché la vita è bella e, se condivisa, comunicata, lo è di più ancora!

Ecco, la comunicazione è lo “scambio della vita!”. Non importa se all’inizio usiamo twitter o un sms o la penna: alla fine devono essere la pelle, il cuore e la mente, la passione che ci mettono in comunicazione, perché solo questi sono i “contatti” che ci permettono lo scambio della vita, non certo il bluetooth!

Riandiamo a tutto il percorso di quest’anno. C’è la preoccupazione – anche attraverso queste pagine del Tackle – che questa esperienza comunicativa sia impastata di prudenza, cioè di quella ragionevolezza che ci fa cogliere ciò che dobbiamo fare; di giustizia, per proporre le cose giuste e nel modo corretto; di fortezza, per rimanere saldi e convinti in questa proposta che avevamo riconosciuta preziosa. Ora, in quest’ultimo tratto di cammino, l’ACR ci invita a vivere la comunicazione nella temperanza. Che cosa può voler dire? La riflessione del cammino annuale e le tappe e gli approfondimenti che venite facendo con i ragazzi già vi illuminano. Io aggiungo solo una noticina.

Comunicare la vita nella temperanza mi pare sia innanzitutto riconoscere che essa in sé è la cosa più preziosa e delicata insieme, molto più… di quel vaso di cristallo sopra il mobile al quale nonna tiene molto.

La vita non è da pensare come una cosa astratta, ma nei suoi aspetti più concreti: i ragazzi del mio gruppo – a cominciare dai più scalmanati o da quello più “tontolone” – sono preziosi e delicati; gli educatori che lavorano con me sono un tesoro bellissimo; i genitori, gli adulti in genere, che paiono seriosi e pesanti, hanno pieghe di ricchezze impensabili; la comunità parrocchiale, il prete, il paese o la città intera sono un arcobaleno di vita da trattare con la massima cura, da accostare con tutta la delicatezza, la temperanza appunto di cui siamo capaci. Questo vuol dire con l’attenzione a non approfittarne, a non abusarne, a non volercene impossessare. Quanti abusi raccapriccianti leggiamo sui giornali, ma quante di più sono le sottili piccole violenze che rischiamo pure noi di innescare. Con le persone, grandi o piccole che siano, ma anche con le cose.

La riflessione ecologica, al di là di qualche eccesso, ci sta facendo “rileggere” una grande lezione già scritta nella prima pagina della Bibbia: il creato non ci è stato dato per “uso e consumo”, ma ci è stato affidato come “la nostra casa”. Quanta cura mamma e papà ci mettono nella loro casa! Con quanta “temperanza” dobbiamo trattare la nostra casa comune, che è il mondo, che sono le cose (pensate all’acqua, all’aria, alla pulizia per strada…), affinché noi ed ogni uomo dopo di noi ci possa vivere bene!

Non insegnare, ma raccontare, comunicare, testimoniare… questa è la grande sfida che stiamo portando avanti come educatori ACR, in quest’anno nel quale “siamo in onda!”.

Ma non solo, amici cari! Non solo voi, appassionati dei ragazzi. È una fantastica avventura che stiamo condividendo in tutta l’associazione: adulti, giovani, nonni e adolescenti… tutti ci stiamo spendendo perché la vita sia bella e perché questa bellezza della vita la si possa comunicare reciprocamente. Certo, le modalità sono diverse, le parole e gli slogan si differenziano, ma la grande scommessa dell’Azione Cattolica intera è farsi promotrice di un cammino omogeneo, che accompagni tutti i soci a sperimentare, comunicare, testimoniare la bellezza della vita che il Signore ha messo nelle nostre mani. Talmente bella che egli stesso ha voluto condividerla con noi fino in fondo, fino all’incarnazione. E anche quando qualcuno voleva rovinargliela, Gesù non si è lasciato prendere dall’amarezza o dalla rabbia, ma ha continuato con virtù a vivere prudente, giusto, forte e temperante nelle relazioni, nelle sue comunicazioni con noi e con il mondo, a tal punto da riuscire a vincere il male, quello più tremendo che è la morte, e a restituire a ciascuno la pienezza della bellezza della vita: quella che il Padre offre ad ogni suo figlio.

Questo è il grande disegno che – magari con piccole pennellate – stiamo realizzando noi di AC, e lo regaliamo di cuore alla nostra chiesa di Padova. Il dipinto della vita con i colori della prudenza, della giustizia, della fortezza e della temperanza faccia da sfondo – come nella bella festa delle Palme – all’esperienza della nostra diocesi, accompagnati dal vescovo Antonio, per realizzare uno stile di vita che faccia crescere il bene e il bello per tutti.

don Enrico
assistente unitario e del Settore Adulti dell’AC diocesana

P.S.: quasi come una predestinazione… è finito l’inchiostro della penna! Ma sono riuscito a comunicarvi tutto quello che avevo nel cuore!