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Educare alla fede... Mi dai una mano?

Educatrice, educatore,

ti posso chiedere un favore? Fa’ finta che io – per almeno dieci minuti – sia il tuo parroco, il tuo “don”…

Esco proprio ora dall’incontro con i genitori dei ragazzi della catechesi, di quei ragazzi che anche tu animi nel gruppo ACR. È già da un po’ che abbiamo iniziato anche noi, assieme a tutta la diocesi, questa avventura dell’“Iniziazione cristiana”, accogliendo l’invito del vescovo Antonio e del Consiglio pastorale diocesano a percorrere questo sentiero di rinnovo della catechesi ai ragazzi, ma anche in qualche modo dell’intera impostazione della vita parrocchiale.

Esco da questa riunione e sono un po’… sfinito. Allora, almeno questa volta, accetta che mi sieda accanto a te sul muretto del patronato e che ti racconti, confidi un paio di cose…

Ho studiato bene che cos’è l’iniziazione cristiana – sai, sono un po’ arrugginito da quando l’ho affrontata in Seminario, ed erano altri tempi! –, poi ne abbiamo discusso a lungo in Consiglio pastorale, con le catechiste, anche nella tua Presidenza di AC. Vorrei dire che un po’ con tutte le persone impegnate in parrocchia ci siamo ritrovati a scrutare e a capire… So che anche voi educatori ACR avete stimoli e provocazioni e materiale nel Tackle! Pensavo di avere acquisito un po’ di competenza e di padronanza… Invece questa sera mi accorgo che c’è ancora molta strada da fare! Me lo hanno fatto capire proprio questi genitori.

Sono quelli dei nostri ragazzi e rappresentano uno spaccato della parrocchia. Alcune coppie sono le fedeli alla vita parrocchiale: persone amiche di AC che vivono con grande entusiasmo la dimensione spirituale, qualcuna è anche responsabile del NOI. Qualche altra coppia viene a Messa la domenica… quasi sempre; ci si saluta volentieri quando ci si incrocia per la strada. Un paio sono proprio estranee: erano qui “perché toccava”, perché hanno i loro ragazzi a catechesi, ma in chiesa o in parrocchia le vedi… con il binocolo; buona gente, per carità, anche molto cortesi, ma fuori dal giro, con i loro affari che neanche sono sfiorati dalla parola del vangelo. Eppure in qualche modo ci tengono che i loro figli vengano a catechismo, “facciano i sacramenti”. C’erano poi tre genitori “spaiati”, nel senso che hanno le loro famiglie “rotte, spezzate”: situazioni di divorzio o anche solo di separazione, ma ormai lunghe e consolidate, “incrostate”; poveretti, mi parevano quelli più a disagio, proprio per la loro situazione anomala.

Ecco, con questi ho cercato di parlare e di far parlare di iniziazione cristiana. Mi sono anche impegnato a non fare la solita predica, a coinvolgerli e ad ascoltarli davvero. E anche loro – sul serio! –, dopo qualche titubanza, si sono buttati e hanno aperto il loro cuore, hanno confidato cose molto profonde. Ti assicuro che, al di là della espressione un po’ strana per loro, hanno ben capito che cosa significa “iniziazione cristiana”: fare una esperienza che porta ad avvicinare, ad incontrare Gesù e il suo vangelo dentro e attraverso la sua comunità, che è poi la nostra parrocchia. E hanno anche ben chiaro cosa significa educare i ragazzi nel cammino di iniziazione: accompagnarli, testimoniare loro, raccontare loro questa nostra esperienza di fede, presentandola come la cosa bella e preziosa che noi grandi stiamo vivendo e dentro la quale desideriamo coinvolgere anche loro…

Ma proprio qui scoppia la bomba: quanti di quegli adulti… Meglio che mi ci metta pure io: quanti di noi adulti abbiamo fatto una vera esperienza di iniziazione e quanti di noi la sanno davvero raccontare?

Non voglio essere catastrofico: anche noi adulti, magari con modalità molto diverse, siamo stati accompagnati a leggere, a conoscere il vangelo, a partecipare alla vita della parrocchia, a percepire Gesù vicino e amico, in una parola molto sintetica “viviamo la fede, dentro la chiesa”. La cosa difficile per noi è “raccontare tutto ciò”: ci mancano forse le parole, o meglio la chiarezza mentale, l’umiltà e la semplicità di rendere partecipi gli altri, innanzitutto i ragazzi… di questo. Il Papa parla di “emergenza educativa”: ecco, non siamo bravi a educarvi, a  trovare le parole per confidarvi la vera esperienza di fede che anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo. Forse è proprio questa la grossa malattia di noi adulti: non saper tradurre in “racconto” le cose vive e preziose che sperimentiamo, compresa la vita e la fede.

Per questo… mi siedo accanto a te: non solo per confidarmi o sfogarmi, ma per coinvolgerti.

Ci pensavo proprio mentre ero lì con quei genitori: eppure gli educatori ACR hanno parole, gesti, giochi, simboli con i quali comunicano con i più piccoli, con i figli di noi che siamo qui in riunione. Ma… quegli educatori, agli occhi dei ragazzi, sono gli “amici grandi dell’ACR della nostra parrocchia”.

Ecco, ecco… magari non la soluzione, ma almeno la consolazione: la comunità adulta della nostra parrocchia non siamo solo noi che abbiamo 40, 50 e più anni… siete anche voi, educatori e animatori di 18, 20, 25 anni! Lo siete non solo perché magari avete già la maturità del liceo o la patente, non solo perché siete visti grandi da quei ragazzi; lo siete perché voi per primi avete fatto una scelta matura, da adulti, dentro la parrocchia: avete detto sì all’invito ad essere educatori, dentro l’ACR, a nome e per conto proprio della parrocchia. E dentro questo vostro sì vi state impegnando, preparando, studiando insieme i vostri fascicoli, nel gruppo educatori… ci mettete tempo e passione e anche tenacia di fronte a qualche insuccesso, ma sempre ci mettete fedeltà nello stare accanto ai ragazzi per accompagnarli nel percorso dell’ACR – quest’anno è un sentiero sulle alte vette, vero?! – che conduce tutti verso Gesù, il suo vangelo, la sua comunità. Lo fate attraverso esperienze vive e concrete, non “facendo finta”, ma mettendoci tutto “di vostro”: la vostra vita e la vostra fede, magari ancora incerta e dubbiosa, ma vera e sincera, la vostra esperienza palpitante di Gesù, del suo vangelo, dei suoi amici…

Per questo stasera sono qui, seduto accanto a te: per fare anch’io esperienza di “consolazione”! Siete la consolazione di noi adulti!

Mi sono rivolto a te come educatore dell’ACR, ma voglio ora guardarti come giovane. Te ne sei accorto? A differenza dei ragazzi dell’ACR, tu come giovane hai la stessa tessera di un adulto di AC! Questo significa che anche tu, proprio tu, al pari di un adulto di 40 o 50 anni, hai l’appartenenza e la responsabilità della stessa comunità. Tu e tutti i tuoi amici siete la “parte giovane della comunità adulta”, siete la linfa vitale, il linguaggio nuovo, l’esperienza palpitante che anima, vivifica, dà speranza a tutta la parrocchia!

Non a caso, nel cammino pastorale sull’iniziazione cristiana, ad un certo punto il Consiglio pastorale è invitato a incontrarsi anche con voi giovani educatori. Non per dire qualcosa, ma per ascoltarvi nella vostra giovinezza e nel vostro servizio, per mettersi in dialogo con voi nella passione educativa anche attraverso l’iniziazione cristiana che pure voi in ACR fate, da giovani educatori.

Voi siete il nuovo, forse sapete dire in modo nuovo, con parole ed esperienze nuove, quella esperienza di fede che anche noi viviamo, ma che magari fatichiamo a raccontare.

Tu, voi… siete parte viva ed integrante di questa comunità. Forse qualche volta la sentite stretta,  o vecchia, o anche estranea. Non ve lo dico come una responsabilità che vi butto sulle spalle, ve lo dico piuttosto come un “regalo” per voi e un “bisogno” per noi.

Un regalo per voi: la parrocchia è vostra, sentitela, prendetela, godetela e fatela crescere come vostra, con tutta la novità, freschezza e verità che vi caratterizza. Un bisogno nostro: proprio di questa vostra gioia di vivere, di questa novità e freschezza della vostra fede dentro questa parrocchia.

Certamente avete ancora tante domande e incertezze e dubbi… Ecco, qui ci siamo anche noi più vecchi, ma non perché possediamo risposte, ricette, belle frasi… Ci siamo perché siamo accanto a voi, con le nostre storie e le nostre esperienze, con i tentativi delle nostre risposte a quelle che sono anche nostre domande: quale senso dare a questa vita? Quale futuro ci aspetta? E cosa vuol dire credere a Gesù salvatore? Chi è questo Dio di cui lui ci parla? Ma c’è poi questa risurrezione…?

Noi siamo solo un passo più avanti con l’età: forse a raccontare fa bene a voi e a noi, e insieme si può essere “narratori della fede” ai più piccoli, narratori di una cosa talmente bella per tutti noi che desideriamo coinvolgere, “iniziare” anche loro!

Mi si sta aprendo il cuore e avrei ancora una valanga di cose da confidarti; avrei soprattutto la gran voglia di ascoltarti, perché anche tu mi raccontassi… È tardi però, e magari tua mamma brontola che ti tengo fuori fino a queste ore! Però il ghiaccio è rotto: ti aspetto ancora su questo muretto, e la prossima volta tocca a te raccontare!

Solo una cosa ti chiedo ancora, un altro favore: sentiti parte di questa parrocchia, sentila tua questa comunità! Sei una presenza preziosa per noi adulti: puoi essere colui che è capace di accompagnarci nella nostra “iniziazione cristiana” di adulti.

Un abbraccio!

don Enrico Piccolo, tuo parroco per 10 minuti

 

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