
Ad una giovane donna viene inviato il messaggero di Dio, sostano sulla sua soglia la potenza della gloria e la pienezza dell’amore; a Nazareth avviene un incontro vertiginoso tra umiltà umana ed onnipotenza divina.
Eppure l’infinito non si impone con violenza – la storia della salvezza, con il suo carico doloroso di attesa, si ferma per un istante di fronte allo schiudersi di un sì che apre la strada a Dio fra noi. Nel villaggio della Galilea è già all’opera una logica che, a prenderla sul serio, rovescia davvero le strutture di potere del mondo ed innalza gli umili – la redenzione passa attraverso la collaborazione di una donna marginale.
In questo profondo rispetto per la libertà della sua creatura l’amore di Dio si rivela amore vero e modello di ogni amore: orientato al bene dell’altro, al rispetto dell’altra, estraneo ad ogni forma di violenza, invidia o ira (1). È quello l’Amore con la “a” maiuscola, che riscalda e fa fiorire in noi sentimenti che non feriscono, non umiliano, non uccidono.
Nel consenso libero e meraviglioso di Maria, nella sua adesione, modello di quella che oggi l’Azione Cattolica festeggia, si compongono in modo bellissimo la profondità di un dono di grazia che va oltre ogni possibilità di comprensione, e l’ampiezza della responsabilità di ogni battezzato.
Ci comportiamo da “collaboratori di Dio” (2) quando siamo capaci di rispondere (respons-abili) con libertà alla chiamata di quell’amore. Nella libertà possiamo “amare meglio e di più […] senza nascondere le nostre fatiche ma anche senza rinunciare ai nostri sogni” (3). Nella responsabilità possiamo sentirci “tutti coinvolti. Anche quando sarebbe facile sentirsi assolti” (4).
Sia questo il nostro sì, disteso tra terra e cielo, tra fede e vita, il sì di ciascuno e dell’AC tutta insieme.
Buona festa dell’adesione,
Francesco
per la presidenza diocesana di AC
(1) 1Cor,13
(2) 1 Cor,3
(3) Omelia del vescovo Claudio ai funerali di Giulia
(4) Discorso di Gino Cecchettin ai funerali di Giulia
