Don Paolo Doni è stato assistente unitario dell’Azione Cattolica per quindici anni, dal 1986 al 2000, con un incarico (il più lungo del dopoguerra) che ha abbracciato cinque presidenze diocesane; cammini così duraturi ed intensi lasciano il segno sia in chi accompagna sia in chi viene accompagnato – siamo sicuri di non esagerare nel dire che se l’Azione Cattolica è stata ed è tutt’ora una presenza viva ed appassionata nella Chiesa di Padova molto di questo si deve a don Paolo; allo stesso modo il suo profilo spirituale ed ecclesiale è stato “formato” in modo riconoscibile dal lungo percorso di corresponsabilità con i laici dell’associazione.

Grati al Signore per quello che davvero possiamo definire “padre, fratello e amico nella fede” lo affidiamo alla luce ed alla vita vera della sua risurrezione in questi giorni pasquali.

Ecco alcuni ricordi dei presidenti diocesani che hanno camminato con lui in quegli anni:

Ci sono giorni.
“ Modernizzare stanca ” è una raccolta di testi, e il libro è del 2001: sta tranquillo con quelli dell’editore il Mulino. L’autore è Franco Cassano.

Il testo che mi è rimasto nel cuore è quello intitolato Ci sono giorni.

Rileggo le righe in conclusione “ Ci sono i giorni eremiti, in cui lasci tutto alle spalle e diventi una salita e un silenzio, e i giorni carnevale, quelli in cui vorresti sempre toccare ed essere toccato. Ci sono i giorni in cui pensi ai giorni e quelli in cui togli la spina al pensiero. C’ è un giorno in cui ti accorgi che una vita è una successione di giorni diversi, una collezione di fotografie che lascerai ad altri nella speranza che ne conservino qualcuna”.

Allora le fotografie NON erano digitali… Osservo: senza nostalgia, e senza riserve per l’innovazione.

Anche perché ho alcune foto conservate nella personale memoria: due, in questo caso.

La prima è la gioia di Don Paolo una domenica mattina, al Consiglio Pastorale diocesano, per una bellissima riflessione di Mons. Filippo Franceschi sulla lettera di Paolo ai Filippesi.

Certamente NON ho salvato la data…ma da allora rileggo sempre con la stessa gratitudine: “ Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E La pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri”.
La seconda è una – inattesa – occasione realizzata dall’Azione Cattolica della diocesi di Ferrara, il 2 aprile 2022.

In quella circostanza ho avuto la possibilità di riandare a qualche frammento, in anni lontani ed intensi.

E, per un caso imprevedibile, in quei giorni primaverili leggevo un libro di Elena Granata (Placemaker, Einaudi 2021). Ebbene in quel libro a pagina 63 si trova una annotazione, che si può davvero accostare al ricordo di Filippo, Vescovo prima a Ferrara e poi a Padova.

Scrive Elena Granata: “ Ogni paternità felice è il racconto di una presenza gentile che rende possibile diventare grandi. I verbi della paternità sembrano destinati a vivere di questo doppio registro: esserci senza imporsi, accompagnare senza prevalere, ispirare senza condizionare, orientare senza dominare, affascinare senza sedurre, comunicare senza manipolare, riempire senza saturare. Dove l’accento cade proprio su quei senza”.

Ho ri – trovato Filippo, ma anche lo stile – e la sostanza – di Don Paolo.
Riflettendo, infine, su alcune dinamiche del suo essere sacerdote per la Chiesa che cammina nel tempo…ho riletto volentieri un recente testo di Papa Francesco | Angelus, 15 gennaio 2023 | 
https://www.vatican.va/

“Con questo suo spirito di servizio, con la sua capacità di fare posto a Gesù, Giovanni il Battista ci insegna una cosa importante: la libertà dagli attaccamenti. Sì, perché è facile attaccarsi a ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati. E questo, pur essendo naturale, non è una cosa buona, perché il servizio comporta la gratuità, il prendersi cura degli altri senza vantaggi per sé, senza secondi fini, senza aspettare il contraccambio.

Farà bene anche a noi coltivare, come Giovanni, la virtù di farci da parte al momento opportuno, testimoniando che il punto di riferimento della vita è Gesù.

Farsi da parte, imparare a congedarsi: ho fatto questa missione, ho fatto questo incontro, mi faccio da parte e lascio posto al Signore. Imparare a farsi da parte, non prendere qualcosa come un contraccambio per noi.

Pensiamo a quanto è importante questo per un sacerdote, che è chiamato a predicare e celebrare non per protagonismo o per interesse, ma per accompagnare gli altri a Gesù.

Pensiamo a quant’è importante per i genitori, che crescono i figli con tanti sacrifici, ma poi li devono lasciare liberi di prendere la loro strada nel lavoro, nel matrimonio, nella vita. È bello e giusto che i genitori continuino ad assicurare la loro presenza, dicendo ai figli: «Non vi lasciamo
soli», ma con discrezione, senza invadenza. La libertà di crescere.

E lo stesso vale per altri ambiti, come l’amicizia, la vita di coppia, la vita comunitaria. Liberarsi dagli attaccamenti del proprio io e saper farsi da parte costa, ma è molto importante: è il passo decisivo per crescere nello spirito di servizio, senza cercare il contraccambio ”.

Appunto.

Padova, 11 aprile 2023.

Gianni Saonara
Presidente diocesano AC 1986 – 1995.