Dal 27 febbraio al 1° marzo alcuni presidenti parrocchiali, assistenti e consiglieri diocesani della diocesi di Padova hanno partecipato al primo incontro territoriale del percorso nazionale di Azione Cattolica “Custodire la speranza. Abitare il servizio, generare il bene”, svoltosi a Lazise, sul lago di Garda. Un fine settimana intenso, pensato come tappa conclusiva di un percorso formativo iniziato nei mesi precedenti con alcuni webinar e un incontro diocesano.

Per molti dei partecipanti è stato soprattutto un tempo di incontro e di condivisione. Come racconta Valentina Santi, presidente delle parrocchie di Ca’ Onorai e Pozzetto di Cittadella, già all’arrivo si respirava il clima tipico dell’Azione Cattolica: accogliente, familiare, capace di mettere subito in relazione persone provenienti da tutta Italia. I tre giorni si sono alternati tra momenti di spiritualità, la celebrazione dell’Eucaristia, le relazioni del sabato mattina, i laboratori del pomeriggio e il confronto finale in plenaria. Anche i pasti sono diventati occasioni preziose di dialogo e di scambio tra esperienze parrocchiali e diocesane diverse.

Tra i momenti più significativi, gli interventi di don Matteo Prodi e della dottoressa Gaia De Vecchi, che hanno offerto stimoli e domande capaci di aprire nuove prospettive. È emersa con forza l’esigenza di essere una Chiesa capace di leggere i segni dei tempi e di partire dalle periferie, annunciando un Vangelo che non resti chiuso tra gli aderenti ma che sappia raggiungere tutta la comunità. Un invito a vivere una speranza attiva, radicata nella fede e capace di tradursi in scelte concrete.

Per Martina Benetazzo, presidente della parrocchia di Conselve, l’esperienza è stata stimolante sia a livello personale sia nel ruolo di presidente. In particolare, ha colpito la ricchezza del confronto nei laboratori: la diversità di provenienze, ambiti e ruoli dei partecipanti ha permesso di condividere metodi, idee e prospettive diverse, arricchendo il bagaglio di ciascuno. Occasioni come questa, racconta, sono preziose proprio per la possibilità di incontrare soci da tutta Italia, per la qualità dei contenuti e per la forza interiore che sanno trasmettere, ricordando che nel servizio associativo non si è mai soli.

Nel pomeriggio del sabato i partecipanti si sono infatti divisi in diversi gruppi di lavoro per confrontarsi su alcuni ambiti concreti della vita associativa. Valentina, che ha scelto il laboratorio dedicato alle giovani coppie e alle famiglie, racconta quanto sia stato arricchente ascoltare le esperienze degli altri: sia quelle positive, che funzionano nei territori, sia quelle più faticose, che invitano a cercare nuove strade. Non è stato semplice arrivare a una proposta condivisa, ma proprio il confronto ha permesso di individuare alcune piste di lavoro da riportare nelle proprie realtà.

Il titolo del percorso, Custodire la speranza, ha accompagnato le riflessioni di tutti. Elia Camon, consigliere diocesano, educatore e referente giovanissimi della parrocchia di Montegalda, racconta come proprio il verbo “custodire” lo abbia interrogato in modo particolare. Custodire significa prendersi cura, coltivare, far crescere ciò che ci è affidato — le relazioni, i gruppi, le comunità. Ma significa anche difendere: proteggere quella piccola fiammella di speranza che ciascuno porta dentro di sé. «L’ho immaginata come una piccola lanterna accesa accanto alla nostra anima», scrive. Una luce fragile, che ha bisogno di essere custodita perché non si spenga, ma che, se resta viva, può accenderne molte altre.

Accanto ai momenti formativi non sono mancati anche spazi di fraternità e di scoperta del territorio: una serata con un cantastorie veronese ha fatto conoscere alcune tradizioni locali, mentre è stata presentata anche una realtà impegnata nella difesa delle famiglie colpite dalla contaminazione da PFAS, segno di come l’associazione resti attenta alle storie e alle ferite dei territori.

La domenica mattina, durante l’assemblea conclusiva, il confronto con il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano ha aiutato a rileggere l’esperienza vissuta. Tra i richiami più forti, quello a mettere al centro la spiritualità, intesa come immersione profonda nella realtà del mondo, e a riscoprire il valore dello stare insieme: in un tempo complesso, la fraternità diventa una risorsa indispensabile.

Anche don Ivan Catanese, assistente parrocchiale a Conselve, ha sottolineato quanto sia stato significativo vivere questo momento formativo insieme, presidenti e assistenti. In un tempo di cambiamento per la Chiesa e per le parrocchie, l’Azione Cattolica continua a interrogarsi sul proprio ruolo e sul modo migliore per rimanere a servizio delle comunità. Confrontarsi, studiare e mettersi reciprocamente in discussione permette di guardare la realtà con uno sguardo più ospitale e di testimoniare, nelle relazioni, la bellezza di essere popolo convocato dal Signore.

Ciò che i partecipanti riportano a casa, oltre ai contenuti, sono soprattutto le relazioni nate in questi giorni: volti, storie e domande che continuano a camminare insieme. Un segno concreto che custodire la speranza significa anche questo: scoprire che, nel servizio alla Chiesa e all’associazione, si è parte di una rete più grande, capace di sostenersi e di generare bene.

Invitiamo tutti i consiglieri diocesani, i presidenti e gli assistenti parrocchiali a partecipare alle prossime date in programma disponibili qui: https://azionecattolica.it/progetti/custodire-la-speranza/