Relazione finale di Chiara Benciolini

Sei anni nella vigna

Relazione finale di Chiara Benciolini

Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.

È così che si comincia in AC: siamo lì nella piazza della vita e abbiamo desiderio di lavorare con i più piccoli, per la parrocchia; abbiamo desiderio di stare con gli altri e fare qualcosa di bello e buono insieme; qualcuno ci chiede una mano e noi diciamo sì!

Tra noi c’è chi è arrivato all’alba, sono i nostri adultissimi, i più esperti, quelli che hanno faticato di più, che ne hanno viste di tutti i colori: la guerra, la fame, la ricostruzione del nostro paese. La loro fede è forte e radicata, la loro passione per la Chiesa e l’AC dura da tanti anni e continuano a mostrarcelo.

A metà mattina sono arrivati gli adulti impegnati a costruire una famiglia, a mantenere un lavoro in questi tempi difficili, ad essere cristiani coerenti in ogni luogo della vita come ci ha insegnato il Concilio. Se sono ancora qui è perché grazie alla formazione di tanti anni sono radicati nell’impegno nonostante le occupazioni quotidiane, il tempo che vola, le fatiche della vita familiare e di coppia.

A mezzogiorno ecco arrivare i giovani, pieni di desideri, di pensieri e preoccupazioni per il futuro. Ci stanno a lavorare, ma non a perdere tempo e nella corsa della loro vita chiedono proposte leggere e forti di formazione e spiritualità e chiedono di essere riconosciuti e valorizzati come giovani.

Alle tre in piazza ci sono i giovanissimi: chi darebbe lavoro agli adolescenti? Sembrano sfaticati, incostanti, inaffidabili. Eppure in AC c’è chi dà credito anche a loro, perché sono freschi e hanno energie da vendere, sanno appassionarsi per le cose belle, hanno sogni grandi.

Finalmente alle cinque arrivano anche i ragazzi e, incredibile, anche per loro c’è spazio nella vigna: pochi sembrano credere che i bambini e i ragazzi possano essere protagonisti della loro vita e offrire un contributo alla vita comune, possano comprendere le questioni importanti, ma l’ACR c’è per questo, per dare loro la parola.

Eccoci tutti qui nella vigna del Signore: stando insieme abbiamo imparato a conoscerci, a valorizzare le ricchezze degli altri, a fare spazio a chi viene dopo, ad ascoltare chi è qui da tanto. Nessuno dice agli altri cosa fare, ma tutti insieme si riflette, si progetta e si lavora, occupandosi tutti di tutti. Noi la chiamiamo unitarietà ed è uno dei dono più belli che l’AC ci fa e che io personalmente ho sperimentato nella quotidianità di questi sei anni.

”Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi

e qui si baruffa! Anche nelle nostre associazioni di AC a volte si litiga, spesso perché siamo tanti e diversi ed ognuno vuol dare il meglio di sé. In questi mesi di assemblee elettive c’è chi ha raccontato di fatiche nel comprendersi e nel camminare insieme. Nel nostro tempo e nel nostro paese sappiamo bene quanto è difficile collaborare e puntare al bene di ciascuno e di tutti. La nostra AC è qui per questo: lavoriamo nella vigna del mondo, fianco a fianco, sostenendoci, anche correggendoci e sapendo che il Signore ci ripaga ogni giorno con la sua moneta, così diversa dalle nostre, chiedendoci di non calcolare, ma di apprezzare il suo dono che è sempre più di quanto ci possiamo aspettare. Quella moneta è l’amore che mentre do, ricevo, mentre ricevo, imparo, mentre lavoro e traffico comprendo e diventa il mio stile di vita.

“Andate anche voi nella vigna

Il bello è che, stando nella vigna, scopriamo che non siamo stati noi a decidere di andare a lavorare, ma c’è qualcuno che ci ha cercati e chiamati, non per un piccolo servizio, ma per dare significato a tutta la nostra vita. Così ad un certo punto smettiamo di fare AC e diventiamo gente di AC: quando comprendiamo, grazie ai percorsi di formazione, ai momenti di spiritualità, alle esperienze vicariali e diocesane, all’amicizia con qualche responsabile o assistente, che l’AC è una vocazione, sì proprio una chiamata.

Lavorandoci dentro capiamo che la vigna è più grande del piccolo orto dove pensavamo di essere: la Chiesa è più grande della parrocchia, è la nostra Chiesa diocesana e l’intera Chiesa universale. E addirittura il Regno è più grande della Chiesa, ha i confini del mondo che Gesù ha scelto di abitare senza chiudersi nei recinti sacri, come tante volte facciamo noi cristiani.

È questo che io personalmente ho scoperto nella mia storia associativa e ho riscoperto con forza in questi sei anni di responsabilità. È questo che ho sentito da alcuni di voi responsabili diocesani e vicariali, educatori, adulti, giovani, giovanissimi e ragazzi.

Quando si grida che l’AC è nel cuore, quando si sussurra che l’AC ti è entrata dentro, è diventata interiorità, si è compreso che non è un’esperienza giovanile di servizio destinato a terminare quando si diventa adulti, ma uno stile di vita cristiana, che si porta addosso come la pelle e ci orienta nei luoghi, nei tempi, nelle scelte della nostro quotidianità.

È questo l’augurio che voglio fare, che insieme come presidenza e consiglio diocesano, vogliamo fare a tutti e ciascuno di noi: conosciamo l’AC, costruiamo l’AC, amiamo l’AC perché è il nostro modo di amare fedelmente il Signore, di stare con gioia e responsabilità nella Chiesa e di abitare il mondo con passione!