L'elezione di papa Francesco

Una nuova stagione

L'elezione di papa Francesco

«Sono certo che la chiesa ora abbia di fronte a sé una bellissima stagione», è la prima analisi di Stefano Bertin, vicepresidente del consiglio pastorale diocesano che ha vissuto l’habemus papam in famiglia «ed è stata una piacevolissima sorpresa. Mi pare che la chiesa abbia saputo davvero leggere i segni dei tempi e cogliere fino in fondo il grande gesto di umiltà e generosità di Benedetto XVI».

Gli stessi tempi, così brevi, del conclave sono un segno chiarissimo della compattezza del collegio cardinalizio sul cambiamento che tutti i primati di questo papa (primo argentino, primo gesuita, primo Francesco) lasciano presagire. «C’è una grande domanda di rinnovamento molto sensibile all’interno della chiesa – riprende Bertin – e questo papa che ha già conquistato i cuori piegandosi davanti al popolo potrà certamente interpretarla al meglio. Il conclave ha davvero aperto all’opera dello Spirito».

Il nome e lo stile con cui si è proposto il nuovo papa rimanda a una sobrietà che da molte parti viene indicata alla chiesa come tratto fondamentale per il suo futuro. «È una sfida che dobbiamo però affrontare tutti, anche noi laici, con il papa. Il fatto che abbia chiesto la nostra benedizione, prima di dare la sua, è un gesto fortissimo in questo senso, e mi ha fatto pensare che forse non siamo stati così vicini a Benedetto XVI come avremmo potuto. Sul rapporto con i beni materiali credo che il fatto di aver vissuto la gravissima crisi argentina permetterà al nuovo papa di mettere al centro le giuste priorità, comprendendo anche che in alcune situazioni le strutture da strumento utile possano diventare un ostacolo all’efficacia dell’azione della chiesa». Così torna subito alla mente la riflessione diocesana che ha portato alla nascita dei nuovi consigli parrocchiali per la gestione economica. Ma da vice presidente del consiglio pastorale diocesano Stefano Bertin ha colto nelle prime parole di papa Francesco un altro cenno importantissimo per la vita della chiesa di Padova: «Il papa ha parlato subito di evangelizzazione: come non pensare al cammino verso la nuova iniziazione cristiana che abbiamo intrapreso da anni? Questo significa che stiamo procedendo come chiesa, guidati dal vescovo Antonio, sulle strade giuste».

Eugenio Andreatta, presidente della consulta diocesana delle aggregazioni laicali, ha saputo dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro mentre partecipava alla via crucis dalla Cattedrale al Santo. «Il vescovo ha annunciato la fumata bianca davanti ai Servi e lì si è creato un mix di emozioni particolarissime nel popolo che seguiva il suo pastore pregando sotto la pioggia. Poi durante il Padre nostro al Santo padre Enzo (Pojana, ndr) ha sussurrato il nome al vescovo che l’ha reso noto e la basilica si è sciolta in un lunghissimo applauso». Sulla personalità del nuovo papa, Andreatta non ha dubbi: «È straordinario, non osavo sperare tanto – confessa – È una delle figure più belle che potessero salire al soglio di Pietro. Una persona semplice, umile, evangelica, completamente innestato nella semplicità della tradizione. Non a caso la prima cosa che ha fatto è stata quella di farci recitare il Pater l’Ave e il Gloria: le preghiere dei bambini! Anche papa Ratzinger, nelle ultime uscite pubbliche era tornato su queste preghiere semplici, questo mi fa pensare che pur nella diversità dei caratteri ci sia una continuità sostanziale». Se c’è un predecessore che papa Francesco riporta subito alla mente, secondo Eugenio Andreatta, questo è il veneto Luciani: «Il fatto che abbia pregato perché il Signore benedica Benedetto XVI e la Madonna lo custodisca lo ha fatto sembrare un parroco. Infatti si è presentato come vescovo di Roma, ha subito chiesto la vicinanza del popolo e ha fatto riferimento alla sua devozione mariana».

Il tratto fortemente pastorale di papa Francesco è il più importante anche per Filippo Doni, presidente diocesano dell’Azione cattolica. «Il card. Bergoglio ha guidato per anni una diocesi e una diocesi molto importante e complessa. Questo lascia sperare che con il suo pontificato la chiesa compirà un ulteriore passo verso la sinodalità. Si è presentato come vescovo e ha chiesto al popolo la benedizione. Così ha sottolineato che il suo ruolo ha senso proprio per la presenza di quel popolo con cui ha detto di voler camminare».

Ma c’è un altro aspetto, solo apparentemente estetico, che il presidente intende sottolineare. «Papa Francesco ha rimandato fin dai suoi primissimi gesti a uno stile evangelico, che mette da parte il formalismo e guarda all’essenza e al bene delle persone. Credo che così si possa superare una visione accentrata nelle scelte pastorali ed economiche, un processo già in atto peraltro. Così potranno aprirsi nuovi spazi per i laici, gli stessi che sono descritti dal Concilio. Spero anche che porterà questo stile anche nella scelta dei vescovi: uno stile sobrio e di dialogo è importante anche nella chiesa locale. Abbiamo bisogno di pastori dallo sguardo profetico». 

(tratto dall''Edizione speciale de La Difesa del popolo uscita il 17 marzo in occasione dell'elezione a pontefice di Jorge Mario Bergoglio)