Viva l'Italia, l'Italia che resiste

Viva l’Italia, l’Italia che resiste

 

Nel giorno in cui si ricorrono i 75 anni della liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista ricordiamo un luogo, un assistente ed un giovane. Attraverso questi “frammenti” facciamo memoria di alcuni passaggi significativi della lunga storia di contrasto e lotta tra la nostra associazione ed il regime. L’esempio di quanti ci hanno preceduto ci ispiri anche oggi nel contribuire con preghiere, azioni e sacrifici ad un domani migliore.

 

la presidenza diocesana di AC

 

Un luogo - il Cinema Teatro Concordi

Negli anni venti furono frequenti le aggressioni squadriste alle realtà associative cattoliche, tra queste vale la pena di ricordare l’incendio che nella notte del 22 maggio 1925 fu appiccato dai fascisti al teatro Concordi, allora sede delle associazioni. La protesta del vescovo Dalla Costa fu molto netta, in un telegramma al ministro degli interni condannava “come cittadino la violazione impunita di tutte le leggi; come vescovo gli oltraggi recati ad una Azione del Papa voluta e imperata” - ed al presidente della giunta diocesana scriveva in segno di solidarietà che “la violazione del diritto è miseria e vergogna per chi la opera, non per chi la subisce”.

 

Un assistente - don Piero Costa 

Don Piero Costa è stato assistente dei giovani di Azione Cattolica (allora GIAC) dal 1944, ed ebbe un ruolo significativo nella resistenza; nel dicembre 1944 fu arrestato e detenuto nel carcere di piazza Castello, dove rimase fino al 27 aprile 1945. La cella di isolamento era una delle più fredde ed umide della prigione e si trovava adiacente agli ambienti della parrocchia di San Tomaso, allora sede di tutti i rami dell’AC diocesana - questo fatto permise che anche durante la prigionia i giovani e l’assistente rimanessero in contatto ogni sera parlando attraverso il muro.

 

Uno studente - Giacomo Prandina 

Nato a San Pietro in Gù nel 1917, era socio di Azione Cattolica e studente di ingegneria all’Università di Padova quando venne chiamato alle armi. L’8 settembre 1943 si trovava presso il Comando della 2ª Zona aerea territoriale di Padova, si diede alla macchia ed organizzò bande partigiane nell’alta padovana e nel vicentino. Nell’ottobre 1944 fu catturato dai tedeschi, torturato a lungo e deportato prima nel campo di Mauthausen e poi a Gusen, dove morì il 20 marzo 1945. Gli è stata conferita la  Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria.