Nuovo progetto di formazione per gli educatori e per gli accompagnatori degli adulti dell’Azione Cattolica di Padova

Discepoli-Missionari

A cosa serve l’Azione Cattolica? Il fine della nostra associazione è servire gli uomini e le donne del nostro tempo attraverso l’evangelizzazione. Date le caratteristiche del tempo presente siamo chiamati a riscoprire nella missione il tratto distintivo della nostra azione - La missione non è un compito tra i tanti nell’Azione Cattolica, è il compito.

Questa riscoperta richiede un aggiornamento anche delle figure che nell’associazione sono più esplicitamente dedicate alla formazione delle coscienze - gli educatori e gli accompagnatori degli adulti. 

Non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari” [EG 120] - nello scegliere proprio questo titolo desideriamo indicare in modo forte lo spirito di Evangelii Gaudium come orizzonte dell’impegno dell’associazione. 

Il termine discepoli-missionari ci ricorda che esiste una circolarità continua ed una unità profonda tra missione e discepolato - non solamente siamo chiamati a formarci per crescere come evangelizzatori, ma sono gli altri, le persone che incontriamo, i mondi diversi in cui ci immergiamo ad evangelizzarci costantemente [EG 121]. 

 

Perché

L’esigenza di rinnovare il progetto di formazione degli educatori è stata resa esplicita dal documento assembleare diocesano del 2017, che invitava ad “aggiornare la formazione degli educatori”: rispondendo a quell’indicazione, questo testo propone il frutto di più di due anni di riflessione e approfondimento.

L’educazione è dialogo di esperienze: è dono personale, coinvolgimento nella vita dell’altro, presenza che genera. Di conseguenza la passione educativa, che è uno dei tratti più caratteristici del volto dell’Azione Cattolica, richiede una scommessa sempre nuova sulla persona dell’educatore.

Chi educa sceglie di sporcarsi le mani, si mette in discussione, a contatto con la vita delle persone a lui affidate - scopre così che l’educare lo cambia, che chi forma necessariamente si forma. Scopre anche che educare è un’avventura esigente, che richiede passione, intenzionalità, progettualità, condivisione e programmazione.

 

Per chi

I destinatari del progetto sono gli educatori di ragazzi, giovanissimi e giovani e gli accompagnatori degli adulti: a volte nelle pagine che seguono viene utilizzato il termine generale di “educatori”, ma ci riferiamo sempre al complesso delle figure educative per le varie fasce di età, anche valorizzando il dono del dialogo tra generazioni.

I singoli e le comunità possono trovare nella qualità e validità delle proposte formative un motivo concreto per scegliere l’associazione - questo è uno dei motivi per cui è importante aver rielaborato un progetto di formazione tenendo conto delle nuove esigenze dettate da questo tempo. 

Allo stesso tempo vogliamo sottolineare che le proposte formative di AC rimangono per definizione uno spazio aperto a tutti, un dono offerto gratuitamente, a prescindere dall’appartenenza.

 

Come

Quello proposto nelle prossime pagine è un progetto organico, e risponde ad una domanda di credibilità e qualificazione dell’offerta formativa più volte richiesta all’associazione anche a livello diocesano - allo stesso tempo è uno strumento flessibile, valorizza l’iniziativa di parrocchie e vicariati, è ispirato ad un principio di gradualità.

Redigendo questo testo abbiamo cercato di contemperare due esigenze diverse: da un lato la necessità di avere un metodo leggero e flessibile, che consenta di adeguarsi a diversi contesti ecclesiali e socio-culturali e alle esigenze delle persone, come ricorda il capitolo 6 del Progetto formativo - Il metodo che l’Azione Cattolica fa proprio non può essere rigido; contemporaneamente abbiamo cercato di tracciare linee guida per un percorso strutturato di accompagnamento per educatori, fatto di passaggi graduali, differenziati in base all’età. 

Ci rendiamo conto che tali linee guida e tali indicazioni troveranno applicazioni in contesti molto diversi (parrocchie, collaborazioni parrocchiali, vicariati...) e soprattutto in base alle risorse disponibili. Ciò che, più di tutto, ci sta a cuore è che gli educatori siano accompagnati da figure significative (responsabili, guide…) in modo che possano consolidare la propria preparazione e le proprie motivazioni.

Sottolineiamo inoltre che la formazione richiede la cura di una intera comunità, nella preghiera, nel discernimento e nelle scelte pastorali. L'associazione e la parrocchia sono gli ambienti comunitari imprescindibili che permettono alla relazione adulti-giovani di crescere in modo positivo, ben orientato e fecondo.  

Concludendo, ci pare opportuno richiamare sinteticamente alcuni criteri di metodo generali da porre alla base dell’azione formativa:

  • esperienzialità - l'esperienza concreta è il luogo in cui Dio si fa presente, pertanto la formazione vissuta in associazione parte dall'esperienza e tende a coinvolgere tutta la persona umana nella sua globalità; è perciò una formazione che si costruisce attraverso i gesti, le relazioni e le emozioni, e non si riduce al "fare delle attività";
  • primato della vita - la formazione parte dalla vita e, orientata dalla Parola e dalla fede, porta un cambiamento nella vita;  
  • dialogo tra generazioni - la formazione deve saper valorizzare il patrimonio di storie, esperienze e sogni presenti nei giovani, negli adulti e nei ragazzi;
  • apertura - la formazione ricerca e richiede integrazioni, si lega ad altre esperienze, spinge ad andare oltre i risultati raggiunti.


Tre idee di fondo

Dal percorso di rilettura del progetto di formazione degli educatori sono emersi in modo forte tre concetti chiave, sui quali è basato il nuovo progetto.

  • La centralità della vita spirituale: chi educa ha il compito grande di accompagnare le persone che gli sono affidate a far dialogare la fede con la vita, e non è possibile vivere in modo autentico questa missione se non ci si fa contemporaneamente discepoli di Gesù [perché senza di me non potete fare nulla Gv 15,5]. Oggi più che in passato occorre accompagnare gli educatori a riscoprire e ricercare una  propria vita di fede, a partire dalle cose semplici, comuni, ma fondamentali come la Parola, la domenica e l’Eucaristia, la preghiera: cose semplici, autentiche, belle, che ci permettono di fare sintesi e unità nelle nostre vite altrimenti frammentate e sottoposte a continue spinte divergenti.
    Anche quando non riusciamo a dare un’adesione convinta a Dio, siamo in cammino e vorremmo essere stimolati e aiutati nella nostra ricerca, con strumenti adeguati per la nostra crescita spirituale. (Lettera dei Giovani alla Chiesa di Padova - cap 3 - 3 maggio 2018)

  • L’importanza di chiamata, mandato e ruolo: le capacità personali, le esigenze della comunità e la disponibilità di tempo libero sono sicuramente elementi importanti nella scelta degli educatori… ma non ne sono il cuore. Il senso autentico del servizio educativo è la risposta a una chiamata confermata da un discernimento personale e comunitario, la scelta di lasciarsi coinvolgere in un’avventura stupenda, il ricevere un mandato (una missio) a educare come parte della comunità e dell’associazione. Gli educatori si accorgono subito quando il loro ruolo non viene riconosciuto, quando il loro compito non è chiaro - così, quando la posta in gioco è bassa, l’impegno (incluso quello nell’autoformazione) diventa modesto, e i giovani se ne vanno. Una comunità educante responsabile deve far percepire in modo esplicito agli educatori questo mandato, far maturare vocazioni educative, senza compiere scelte dettate soltanto dalla necessità contingente.
    L’orizzonte comunitario è sempre implicato in ogni discernimento, mai riducibile alla sola dimensione individuale. Al tempo stesso ogni discernimento personale interpella la comunità, sollecitandola a mettersi in ascolto di ciò che lo Spirito le suggerisce. (Documento Finale del Sinodo dei Vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” n. 105 - ottobre 2018)

  • La riscoperta dell’accompagnamento da parte di adulti: l’aspetto della relazione tra generazioni diverse, da sempre importante per l’esperienza associativa, emerge in modo sempre più forte come nodo centrale nella formazione degli educatori. Un tempo giovani sacerdoti ed educatori presenti in parrocchia, con una esperienza di servizio più lunga alle spalle,  offrivano ai più giovani vari punti di riferimento nel muovere i loro primi passi. Alcune tra le più belle esperienze formative nascono da un rapporto rinnovato tra educatori e adulti significativi che si rimettono in gioco. Si tratta di adulti che si fanno compagni di strada, co-agonisti e non troppo protagonisti, capaci di prendersi cura e infondere speranza, di provocare e di costruire relazioni.
    Abbiamo bisogno di trovare nelle nostre comunità adulti che abbiano incontrato Gesù e capaci di trasmetterci fiducia nella vita. Adulti attraverso cui possiamo riuscire ad assaporare quanto è bello credere. Adulti che ci accompagnino, che ci aiutino a orientarci nelle scelte e che ci suggeriscano gli strumenti per vivere la nostra fede [...]. Sottolineiamo l’urgenza di individuare in ogni contesto comunitario delle figure adulte di riferimento capaci di accompagnarci personalmente. (Lettera dei Giovani alla Chiesa di Padova - Cap 1,2 - 3 maggio 2018)