Tatto – Responsabilità

Il tatto è quel senso che ci permette di percepire la forma delle cose attraverso il gesto del toccare. Ed è attraverso questo senso che entriamo fisicamente in contatto con il mondo.

I soci e le socie di AC si impegnano a prendersi cura della casa comune, assumendo il proprio pezzo di responsabilità, nella Chiesa e nella Città.

Rimando al Progetto Formativo

Essere responsabili della nostra vita significa coltivare il senso del valore che essa ha impegnandoci a diventare uomini e donne all’altezza del dono che Dio ci ha dato. È importante riconoscere IL CORPO, in tutte le sue componenti, quale linguaggio capace di aprirci alla relazione con l’altro. Dal punto di vista formativo, significa accompagnare in maniera graduale e progressiva l’esperienza umana dell’amore e dell’inclusione sociale. Siamo chiamati, poi, a CUSTODIRE IL CREATO quale opportunità di rigenerazione fraterna delle relazioni e accoglienza delle differenze, nell’ottica dell’ecologia integrale. Significa ESSERE CITTADINI RESPONSABILI, capaci di comprendere il nostro tempo nella sua complessità, coniugando il pensiero critico con l’integrità etica dell’agire. La vita associativa deve educare a essere cittadini PARTECIPI DELLA VITA DELLE CITTÀ, che riconoscono il valore dell’organizzarsi politico, a partire dalle istituzioni.

Esperienza concreta raccontata/vissuta

Essere responsabili per la comunità parrocchiale. Nella comunità in cui vivo i ruoli di responsabilità sono molti e non sono solo i tipici come i membri del consiglio pastorale, gli educatori e i catechisti. Ci sono anche compiti che possono sembrare più semplici o addirittura banali come la pulizia della chiesa, il servizio di accoglienza in chiesa, il servizio al bar che, da qualche tempo sono stati messi sotto lo stesso riflettore degli altri, finalmente ottengono la giusta attenzione e il valore. Anche questi compiti più semplici sono segno di responsabilità nei confronti della comunità, sono un patto nei confronti delle persone e della parrocchia nel quale ci si impegna a prendersi cura di un determinato servizio per tutti e sono spesso i più manuali, dove le mani, simbolo di responsabilità sono ancora più importanti.

Simboli

  • La stretta di mano (la responsabilità indica che c’è un accordo, un patto tra le parti, e il patto si fa stringendosi la mano)

Approfondimenti

 Perchè devo farlo? perchè sono responsabile del mondo che mi circonda

Qualche domanda a Luca Diotallevi, presidente della Azione Cattolica di Terni Narni Amelia in vista della giornata della adesione dell’8 Dicembre

Aderire all’AC significa aiutarsi a prendere tutte le responsabilità che possiamo nella Chiesa e nella Città.

Senza pensare che tutto dipenda da noi, senza trovare scuse quando un volto o una situazione ci chiedono qualcosa.

Aderire all’AC significa disporsi a camminare, a comprendere che il Figlio ha preso la nostra forma perché noi possiamo riprendere fino in fondo la Sua. Per questo l’AC fa formazione nella fede: ad ogni età, in ogni condizione.

Spesso usiamo “responsabile” ed “educatore” come sinonimi, ed è anche comprensibile considerando che ogni educatore è anche responsabile della proposta associativa.

Tuttavia, anche nel Progetto formativo si fa molta attenzione a delineare i tratti specifici del “responsabile” come persona che ha una visione più ampia della vita associativa, uno spiccato senso ecclesiale, una persona che tiene conto del collegamento tra i vari gruppi, dell’interconnessione strettissima tra associazione e comunità parrocchiale, tra parrocchia e diocesi.

I “responsabili associativi” in senso stretto sono il presidente, il segretario, l’amministratore, i responsabili dei settori Adulti e Giovani, i responsabili Acr e i consiglieri.

Sentirsi chiamati è vocazione e ci caratterizza come esseri umani: l’esperienza della vocazione significa chiedersi dove sta la mia felicità, qual è la strada per me. Felicità è chiedersi per chi sono disposto a dare la mia vita, è una scelta. In questi termini la responsabilità diventa lo spazio dell’umano, la mia possibilità di capire per cosa sono fatto davvero. In questo discorso dobbiamo distinguere tra bisogno e desiderio, che non sono la stessa cosa. Chiedersi dove sta la mia felicità significa capire dov’è la mia fioritura come essere umano. Facciamo un piccolo esercizio: la mia felicità è in quel luogo in cui immagino di fare una cosa all’infinito senza che tutto ciò diventi un peso. Il bisogno è qualcosa da appagare e che può essere appagato; il desiderio invece non significa saturazione. Per Fromm in L’arte di amare l’amore è “ho bisogno di te perché ti amo” e non “ti amo perché ho bisogno di te”. Possiamo quindi riconoscere la libertà come lo spazio di unione tra vocazione e responsabilità. È nella libertà che si sperimenta la ricerca del senso. La libertà può essere di tre tipi: libertà da, libertà per, libertà con. La ‘libertà da’ è un qualcosa che hanno anche gli animali: è essere liberi da condizionamenti esterni; mentre la ‘libertà per’ è un passo in avanti: è il fare qualcosa con uno scopo, è volontarietà; la ‘libertà con’ è la vera realizzazione della libertà: è scegliere qualcuno. La libertà è nel bene, Modulo 2018 – “Ritorno al futuro” – Roma è nella ricerca del bene comune, quel bene che pur trascendendo le singolarità dona loro maggiore unità. Si diventa santi smettendo di ordinare il mondo a sé stessi: questo è il raggiungimento del bene comune. Vocazione e discernimento sono le due ali della responsabilità. È attraverso l’educazione che si arriva alla nascita di un sé stesso per scegliere il bene. Accoglienza e responsabilità si poggiano sull’educazione: possiamo servire il bene comune solo se siamo disponibili a porci verso il prossimo sia come educatori che come educati. 

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dov’è discordia ch’io porti l’Unione,

dov’è dubbio fa’ ch’io porti la Fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto.
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poiché:

Se è Dando, che si riceve.
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.