Gusto – Interiorità

Il senso del gusto ci permette di assaporare i cibi così come l’interiorità ci permette di sentire con pienezza la nostra vita.

L’Azione Cattolica, che accompagna, guida e si prende cura della vita interiore di ciascuno di chi ne fa parte, con la specificità delle diverse fasce di età, è un grande aiuto per dare sapore vero e autentico alla vita.

Rimando al Progetto Formativo

Senza gusto la vita sarebbe sciapa; senza interiorità la nostra fede sarebbe incolore. L’interiorità, infatti, è una delle quattro zampe fondanti dell’Azione Cattolica. Se, da un lato, è l’interiorità che ci rende cristiani dall’esistenza piena, dall’altro l’interiorità stessa ci aiuta a riscoprire la nostra fede. È un obiettivo e un cammino al tempo stesso, un esercizio e una meta.

Per l’Azione Cattolica l’interiorità ha il gusto deI silenzio, della pensosità (intesa come capacità di coltivare la riflessione), dell’ascolto, della preghiera e del discernimento. 

Per l’Azione Cattolica l’interiorità è donare occasioni per regalarsi del tempo, a chi la frequenta, di fare silenzio per innescare la scintilla che è l’incontro con Dio.

Esperienza concreta raccontata/vissuta

1) Quante volte abbiamo finito una giornata e ci siamo sentiti con l’amaro in bocca? Come se il nostro correre e il nostro fare mille cose non ci avessero, realmente, arricchito e non avessimo assaporato nulla di più che tanta stanchezza!

Quando penso alle volte che mi è capitato, trovo sempre coincidenza in quei momenti in cui sono stato meno attento a curare la mia vita interiore, la mia spiritualità nel rapporto con il Signore.

L’Azione Cattolica è sempre stato questo per me, ma per moltissimi come me: un luogo fatto di persone e di occasioni, che mi aiuta a tenere con costanza un filo diretto con la mia spiritualità. Quando questo rapporto con Dio si fa quotidianità e presenza, la vita assume veramente un gusto speciale e intenso. Ogni gesto che compio si colloca in un orizzonte di significato più grande e profondo e non rimane un semplice impegno o un dovere, ma un modo in cui assolvo alla mia vocazione: la strada che il Signore ha pensato per me per rendermi felice.

2) Se penso alle più belle esperienze di fede che abbia mai fatto, sono tutte esperienze in cui qualcuno si è preso a cuore la mia fede e ha fatto in modo di coltivarla. Ricordo tanti momenti di deserto personale, in cui mi sentivo sola in dialogo con Dio. Ma, al tempo stesso, questo dialogo non sarebbe mai successo se qualcuno non mi avesse invitata a farlo, non mi avesse dato gli strumenti e le provocazioni giuste. Non mi sarei mai posta certe domande sulla mia fede se non confrontandomi con gli altri, non avrei mai scoperto la regola di vita se i miei educatori non me l’avessero spiegata. L’AC mi ha fatto gustare la fede come elemento personale, ma che assume un gusto più pieno se si accetta di farsi provocare, accompagnare e abbracciare nelle proprie fragilità.

Per quanto riguarda me, Alberto, l’AC è stata quell’associazione che mi ha sempre portato fuori dalla mia zona di comfort. La mia vita con l’AC è sempre stata in una montagna russa mai monotona, fatta di incontri di persone entusiaste della loro vita che mi hanno sempre interrogato. Dietro agli incontri che l’AC mi faceva fare attraverso i campi, i gruppi, le occasioni di preghiera e di servizio ho sempre notato che le persone con gli occhi ricolmi di felicità erano persone che si ritagliavano costantemente del tempo per restare da soli con il Signore. Questo “gustare” felicità da queste persone ha portato anche me nel tempo a emulare queste persone cercando, nella mia vita e nella vita della mia famiglia, di ritagliare del tempo solo con Dio.  

Simboli

  • Sale (Penserei a inserire una bustina di sale come gadget con una definizione)

Approfondimenti

Ad ogni elemento di un gruppo si assegna un budget di spesa. Vengono mostrati degli ingredienti per realizzare un primo piatto.

Alcuni elementi del gruppo hanno un budget molto ridotto, tale che saranno costretti a scegliere se mettere il sale o il condimento.

Lo scopo è far capire che è importante realizzare le cose nel migliori dei modi ma senza il “sale” senza quindi l’incontro con Dio anche il piatto con i più buoni ingredienti perde di attrattività.

Quante volte abbiamo finito una giornata e ci siamo sentiti con l’amaro in bocca? Come se il nostro correre e il nostro fare mille cose non ci avessero, realmente, arricchito e non avessimo assaporato nulla di più che tanta stanchezza!

Quando penso alle volte che mi è capitato, trovo sempre coincidenza in quei momenti in cui sono stato meno attento a curare la mia vita interiore, la mia spiritualità nel rapporto con il Signore.

L’Azione Cattolica è sempre stato questo per me, ma per moltissimi come me: un luogo fatto di persone e di occasioni, che mi aiuta a tenere con costanza un filo diretto con la mia spiritualità. Quando questo rapporto con Dio si fa quotidianità e presenza, la vita assume veramente un gusto speciale e intenso. Ogni gesto che compio si colloca in un orizzonte di significato più grande e profondo e non rimane un semplice impegno o un dovere, ma un modo in cui assolvo alla mia vocazione: la strada che il Signore ha pensato per me per rendermi felice.

Questo secondo me è il senso per cui l’Azione Cattolica, che accompagna, guida e si prende cura della vita interiore di ciascuno dei suoi tesserati, (con la specificità delle diverse fasce di età), è un grande aiuto per dare sapore vero e autentico alla vita; per permettere poi a noi stessi di dare sapore, con la nostra piccola e semplice testimonianza  nella vita quotidiana, anche agli ambienti che abitiamo e alle persone che incontriamo SALARE -SAL(V)ARE

Oggi, tra lavoro e incombenze quotidiane, all’ora di pranzo avevo il tempo contato: ho mangiato per riempire lo stomaco, senza quasi rendermi conto di quel che mi passava per la bocca.

Ieri, invece, ho partecipato ad uno di quei bei pranzi domenicali, in famiglia: quelli col cibo buono, preparato con cura, amore e dedizione. Quei pranzi in cui ti siedi a mezzogiorno e ti alzi alle cinque, ma “aspetta, che metto su il caffè”. 

L’AC mi accompagna proprio in questo: a dedicarmi del tempo per vivere la mia fede con gusto, amandola come un pranzo della domenica e curandola come una pietanza da condividere con gli altri.